L’ indagine dell’ Osservatorio permanente sulla qualità della vita evidenzia che il miglioramento è solo per alcuni: aumenta la forbice sociale e cresce il numero delle famiglie povere.
Complessivamente si sta meglio: il reddito pro capite è aumentato per la prima volta dal 2007 di 470 euro annui e sono cresciute di 239 euro annui le pensioni Inps e del 9% i depositi bancari. Ma ad aumentare è anche il numero delle famiglie povere che si attesta intorno al 15% dal 2014.

E’ quello che emerge dalla 26esima edizione dell’ osservatorio permanente della qualità della vita presentata oggi a Palazzo Isimbardi: migliora la qualità della vita, a Milano, ma aumenta la forbice sociale. Secondo quanto spiega Roberto Camagni, membro del comitato tecnico di Meglio Milano, associazione che ha realizzato la ricerca, ” non è un dato dell’ultimo anno, ma l’ ultimo anno lo conferma “.

L’ indagine prende in considerazione quattro macro aree: ambientale, civile, economica, sociale.
L’ area del benessere economico in particolare migliora a partire dal 2012, ma presenta al suo interno alcuni andamenti contrastanti perché l’ indice di povertà trascina in negativo l’ indice composto del reddito.

L’ area del lavoro è in ripresa a partire dal 2012 e, nel 2015, il miglioramento è netto, in parte legato all’ Expo: il tasso di occupazione è in crescita dell’ 1,5% e la disoccupazione si contrae del 4,6%. Anche gli avviamenti al lavoro, sia a tempo determinato che indeterminato, crescono del 13% e si riducono del 45% le richieste di ore di cassa integrazione.

Le imprese registrano un andamento positivo: le operanti crescono del 2%, le cessate diminuiscono dell’ 8%. Infine, anche i dati del commercio, in particolare i pubblici esercizi e le attività commerciali non alimentari, segnalano il miglior dato della serie storica aumentando del 5% dal 2014.
C’ è poi la macro area relativa al sociale, dove l’ andamento è contrastante perché, se si contrae la spesa del comune per il settore anziani e minori ( -6% e -3% ), cresce quella per l’ assistenza domiciliare. Inoltre, è aumentata l’ assistenza agli alcolisti, ma diminuita l’ assistenza alle tossicodipendenze. In ogni caso, per la prima volta dall’ inizio della crisi, tutte le macro aree – ambientale, civile, economica e sociale – “ crescono e Milano sembra guidare lo sviluppo italiano “, chiarisce Camagni.
L’ aumento medio di questi quattro indicatori si attesta al 2,5% e il fattore trainante è senza dubbio Expo, come ha sottolineato Roberto Camagni. Ne sono dimostrazione l’ aumento della ricettività con le 10milioni di presenze degli alberghi ( +14% ), la crescita della mobilità con l’ aumento di oltre 23 milioni dei passeggeri di Atm, la crescita del traffico aeroportuale ( +8% ), anche se l’ aeroporto di Malpensa scende del 2%.
Per quanto riguarda la composizione anagrafica, i cittadini milanesi sono cresciuti di 9mila unità dal 2014, anche se diminuiscono le nascite del 3% e aumentano i decessi dell’ 11%. Una delle spiegazioni a questi dati va ricercata nel fatto che, se il numero degli immigrati subisce una flessione di 5mila unità rispetto all’ anno precedente, diminuisce ulteriormente il numero degli emigrati.

Sono infatti 18mila i cittadini che hanno scelto di non lasciare Milano nel 2015. Un miglioramento si è registrato anche nel comparto immobiliare con un “ chiarissimo balzo delle compravendite “. Si abbassano infatti i costi delle abitazioni, soprattutto nelle zone periferiche e contemporaneamente si registra, per la prima volta dal 2012, la ripresa delle compravendite concluse ( +13% ).
La sfida attuale, però, si chiama città metropolitana, viene evidenziato durante la presentazione dell’ indagine, e si affronta realizzando ” una nuova integrazione tra Milano e il suo hinterland che, soprattutto nell’ambito economico e occupazionale, non sembra seguire l’ evoluzione strutturale affrontata dal capoluogo nell’ ultimo decennio “.
Infatti, se è vero che la popolazione della città metropolitana è aumentata, sia nel decennio 2001-2011 che dal 2011 al 2015, Milano supera l’ hinterland negli avviamenti al lavoro e nella nascita delle nuove imprese, nonostante una popolazione che invece è diminuita tra il 2001 e il 2011 e aumentata molto poco ( +1,34% ), dal 2011 al 2015.
Camagni ha sintetizzato il concetto con lo slogan ” tutta la nuova occupazione a Milano, tutta la nuova popolazione nell’ hinterland “. Dunque, se dalla ricerca emerge che “ l’ hinterland soffre della mancanza di una nuova identità “, per il vicesindaco della città metropolitana Arianna Censi ” questo lavoro ci consegna la necessità di una visione e di un governo metropolitano ” fondata sulla ” collaborazione istituzionale e sull’ armonizzazione degli attori “. Ragionamento che incassa il sostegno dell’assessore comunale alla Mobilità Marco Granelli che vede ” in modo positivo il ragionamento sulla Grande Milano “.

FONTE:


DA PARTE DI RICCARDO FERRARI

email: rikferrari@libero.it

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