viruslibertario.it   Dal 2019 grazie alla perequazione aumenta l’ importo della pensione minima: da 507,42€ si sale a 513,01€.

Dal 1° gennaio aumentano gli importi delle pensioni minime; una variazione minima – in attesa che venga introdotta la pensione di cittadinanza – che porterà ad un incremento di pochi euro.

L’ aumento delle pensioni minime non si deve ad un provvedimento preso dal Governo in carica, il quale al momento deve pensare a come far quadrare i conti con l’ Europa evitando le sanzioni previste per la procedura d’ infrazione. L’ incremento è dovuto infatti al meccanismo della perequazione, con il quale l’importo delle pensioni viene adeguato periodicamente al costo della vita.

Uno strumento, quello della rivalutazione delle pensioni, utile per mantenere inalterato il potere di acquisto dell’ assegno previdenziale con l’ avanzare degli anni.

Nel 2019 quindi ci sarà una rivalutazione di tutti gli assegni previdenziali, nella misura del +1,1% (  come ufficializzato nel decreto del 16 novembre 2018 del MEF, pubblicato in Gazzetta Ufficiale  ).

Rivalutazione delle pensioni: aumenta l’importo minimo

Come anticipato, quindi, dal 1° gennaio 2019 scatterà la rivalutazione delle pensioni che comporterà un aggiornamento degli assegni. Ricordiamo comunque che la perequazione sarà totale – al 100% – solamente per quegli assegni previdenziali che sono inferiori a tre volte il trattamento minimo.

Considerando una maggiorazione dell’ 1,1%, quindi, il trattamento minimo passa da 507,42€513,01€; un incremento di circa 6€ mensili, poco meno di 80€ l’ anno.

È il MEF stesso a spiegare a come si è arrivati all’ incremento dell’ 1,1%, dichiarando che è stata presa in considerazione:

“  La variazione percentuale verificatasi negli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, senza tabacchi, tra il periodo gennaio – dicembre 2016 ed il periodo gennaio – dicembre 2017 risultata pari a + 1,1- e, ancora – la variazione percentuale verificatasi negli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, senza tabacchi, tra il periodo gennaio – dicembre 2017 ed il periodo gennaio – dicembre 2018 risultata pari a +1,1 ipotizzando, in via provvisoria, per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2018 una variazione dell’ indice pari rispettivamente a + 0,0, – 0,1 e + 0,1  ”.

L’ incremento della pensione minima, quindi, avrà ripercussioni sull’ integrazione al minimo dell’ assegno. Ricordiamo che questo è quello strumento – previsto dalla legge 638/1983 – con il quale vengono tutelati quei pensionati con reddito non elevato e con una pensione non sufficiente per garantir loro una vita dignitosa.

A questi, infatti, viene riconosciuta un’ integrazione al minimo della pensione fino al raggiungimento dell’ importo minimo (  che appunto nel 2019 sarà pari a 513€  ).

Per beneficiare dell’ integrazione, però, non basta che l’ importo della pensione sia inferiore al minimo garantito. Il pensionato, infatti, deve soddisfare determinati requisiti legati al reddito, con questo che non può superare i 13.192,92€ annui. Per l’ integrazione piena, però, il limite di reddito è pari a 6.596,46€.

Questi sono i limiti di reddito per il 2018, mentre quelli per il 2019 – che dovrebbero essere leggermente più alti – devono essere ancora ufficializzati.

Pensione di cittadinanza: l’ importo minimo aumenterà ancora?

Per adesso, quindi, i pensionati devono “  accontentarsi  ” di un aumento di pochi euro della pensione minima. Presto però l’incremento potrebbe essere maggiore perché con l’ introduzione del reddito di cittadinanza partirà anche la pensione di cittadinanza, ossia un’ integrazione al minimo fino al raggiungimento di un importo di 780€.

Al momento, comunque, non ci sono notizie ufficiali in merito dal momento che per reddito e pensione di cittadinanza mancano ancora i decreti legislativi che, secondo quanto dichiarato dal Governo, saranno approvati subito dopo la Legge di Bilancio.

Ad oggi, quindi, non sappiamo con esattezza chi potrà beneficiare della pensione di cittadinanza anche se probabilmente i requisiti dovrebbero essere più restrittivi rispetto a quanto previsto oggi per l’integrazione al minimo della pensione.

FONTE: Simone Micocci

 

 

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