di Achille Colombo Clerici

L’ allarme viene da più parti.  Negli Usa, l’ impatto dello sviluppo tumultuoso delle grandi aree urbane, accompagnato dalla decadenza di quelle rurali e delle città deindustrializzate, sta avendo enormi conseguenze politiche, oltre che economico-sociali.
Nel 2016 Trump è divenuto presidente conquistando 2584 contee contro le 472 della Clinton; nonostante quelle di Hillary, oltre a essere più popolate, producano i due terzi del reddito nazionale e crescano molto più rapidamente.
In Gran Bretagna l’ indecoroso spettacolo Brexit è stato originato da un referendum che ha contrapposto le città opulente, Londra in testa, alle periferie neglette e alle campagne. In tanti altri Paesi europei la rabbia degli esclusi dalle aree privilegiate trova sfogo nei partiti di protesta.
I ”  gilet gialli  ” in Francia  protestano soprattutto contro un modo di immaginare la società e lo sviluppo, percepiti a misura delle sole metropoli. E’ la paura dei ‘ luoghi che non contano ‘, come sono stati definiti, di diventare sempre più marginali perdendo, anche per effetto di un tasso demografico negativo, i vantaggi di una migliore qualità della vita.
Molti osservatori hanno giustamente notato come tanta parte di questo tipo di tensioni sia alla radice del nuovo conflitto tra il ‘ popolo ’ e l’ ‘ élite ’; la stessa dinamica che alimenta il populismo politico in Occidente.
Ma il fenomeno è globale. Secondo i trend attuali entro il 2050 due terzi della popolazione mondiale, ossia più di 6 miliardi di esseri umani, vivranno in aree urbanizzate. Sono quindi scontati, da un lato il magnetismo delle metropoli e, dall’ altro, la prospettiva di  impoverimento – sociale, culturale, economico – dei territori periferici.
La controprova a Milano. I 200.000 studenti universitari che la popolano vengono, per il 30%, dalla provincia. Molti di loro, dopo la laurea, continueranno a vivere e a lavorare a Milano, arricchendola ulteriormente.
I territori periferici, al contrario, spesso conoscono una dinamica demografica opposta: la popolazione invecchia e si contrae, i piccoli ospedali chiudono e vengono accorpati in strutture più lontane, ci sono meno bambini e le scuole si riducono, i negozi di vicinato spariscono, i servizi si dissolvono.
Le popolazioni delle città sono più inclini all’ Europa; quelli  delle campagne piu scettici.
La soluzione alla polarizzazione non può che  essere politica. Ma siamo sicuri che qualcuno la cerchi ?
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