di Achille Colombo Clerici

Eurostat indica che i prezzi delle case nella zona euro e nella Ue nel quarto trimestre 2018 sono aumentati del 4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Mentre in Italia, il solo Paese dell’ eurozona in cui cio’ si registra, i prezzi sono calati rispetto a un anno prima: meno 0,6 %.
Parallelamente è di pochi giorni fa il suggerimento all’ Italia, da parte del FMI di Washington, presieduto da Christine Lagarde, di aumentare le imposte sugli immobili.

Inutile dire che su questa scia si pongono Ocse, Commissione Europea, sistema finanziario internazionale.

Non si capisce bene nell’ interesse di chi sia dato questo suggerimento: se dell’economia del nostro Paese, o della regolarità contabile che sta strangolando la nostra economia.

Oggi la cultura economica nell’ Unione è pesamente influenzata dai macroeconomisti, teorici della econometria, basata sulla valutazione a livello quantitativo della reazione dei sistemi, non dei singoli operatori, alle regole e sull’applicazione di algoritmi fondati su dati statistici.

Ricordiamo che domina una certa dottrina nella burocrazia europea e presso i tink thank internazionali quali Ocse, Fmi, Bce, Eurostat, secondo la quale sussiste un ordine fra le diverse categorie di tributi, per cui alcuni sono più dannosi di altri; nel senso che incidono negativamente più di altri sullo sviluppo economico.

Questi sono nell’ordine decrescente: i tributi sui redditi delle società, quelli sui redditi delle persone, l’ Iva ed i tributi immobiliari.

Non solo, ma addirittura quelle immobiliari sarebbero imposte virtuose perché’ in grado di spostare i risparmi delle famiglie dalla economia statica a quella dinamica, dalle persone alle cose, dalla gestione diretta alla gestione indiretta degli intermediari finanziari, dal capitale alla produzione.

A parte le suggestioni lessicali che mascherano intenti retrostanti, ciò di cui l’econometria non tiene conto è la reazione dei singoli operatori ai meccanismi di sistema, ivi compreso quello del prelievo tributario.

Esemplificando, l’ aumento della imposizione tributaria sugli immobili della fine del 2011 andò ad incidere su un ”  flottante  ” immobiliare assai basso ( circa 1,5 % del valore complessivo ) provocando un abbassamento dei prezzi e dei valori, che determinò nella generalità degli italiani la convinzione diffusa di una perdita di valore del proprio ‘ risparmio immobiliare ‘.

Da qui una serie di conseguenze negative, ai fini della crescita economica del Paese, che non sto a ripetere, ma che provocò vasti effetti depressivi sulla nostra economia.

Si tratta di un equivoco: perché’ l’economia immobiliare non è statica, ma semplicemente stabile e non è improduttiva (  basti pensare alla attività di costruzione, manutenzione e rinnovamento degli immobili ed a tutto l’indotto potenziale  ).

Anzi è quella che, nel rapporto incremento produttivo ( e quindi crescita economica ) e investimento pubblico sarebbe in grado di generare il miglior risultato con il minor impiego di risorse pubbliche: cioè di risorse fiscali.

Di conseguenza la più adatta al rilancio della crescita economica.
Purché’ si varino politiche in grado di mobilitare il risparmio privato in mano alle famiglie, ridando slancio al mercato, secondo lo storico modello italiano.