di Achille Colombo Clerici

Milano e la Lombardia capitali del volontariato in Italia. La conferma viene dalla Cciaa di Milano Monza Brianza Lodi che, sui dati ISTAT, parla di quasi 55.000 enti non profit in Lombardia; regione che detiene il 16% del settore sulle oltre 340mila strutture operanti nel Paese.

In 5 anni si registra una forte crescita del numero di enti in tutte le regioni, seppure con valori più elevati in Lombardia, dove aumenta del 19,2% + 14% in Italia  ). In cinque anni cresce significativamente anche il personale retri­buito, questa volta più in Italia ( + 19,4% ) rispetto alla Lombardia (  + 9,3%  ), che impiega 181.143 addetti nel 2016. Il non profit regionale tuttavia (così come quello nazionale ) si basa prevalentemente sui lavoratori volontari, piuttosto che sui retribuiti. Quello dei volontari è un esercito che raccoglie oltre 5,5 milioni di persone a livello nazionale, un milione dei quali nella sola Lombardia; valori saliti di 24,1 punti percentuali per la Lombardia e di 16,2 per l’ Italia.

 

Queste le cifre. Ma quali le cause di questo fenomeno la cui espansione non trova riscontro in altri settori ?

 

A seguito del vasto processo di defamiliarizzazione, in atto da qualche decennio, la famiglia sta cessando di essere il fulcro della vita sociale del Paese. Anche sul piano economico questa funzione sta venendo meno: la gestione per tramite di intermediari professionali sostituisce gradatamente l’ investimento diretto negli immobili e l’  autogestione del patrimonio mobiliare frutto del risparmio delle famiglie.

In particolare, man mano che si affievolisce il ruolo sociale della famiglia, la persona si proietta nel mondo del lavoro, nel mondo della cultura, nel mondo del volontariato alle ricerca di fattori identitari e di relazioni interpersonali.

Si affermano, come conseguenza, forme alternative di impegno sociale che vanno dal narcisismo autoreferenziale, quale l’esaltazione fanatica del proprio lavoro, al polo opposto dell’ impegno sociale in attività umanitarie, culturali, ricreative.

Il volontariato implica gratuità, ma porta con sé non trascurabili vantaggi concreti.  Presentarsi, od essere presentato, quale persona altruista, disponibile, estroversa, pronta a lavorare sodo è un’ottima carta da giocare.  Inoltre, operare in un gruppo di volontari permette di apprendere nuove competenze e di affinare quelle che già si posseggono. Favorisce la socializzazione, anche ai fini del lavoro, “  riempie la vita  ” attraverso la partecipazione ad attività interessanti, la circolazione di idee, le nuove esperienze, ed il radicamento nella propria comunità. E contribuisce a sfuggire al mondo virtuale dei social.

Volontariato, quindi, per aiutare, non soltanto gli altri gli altri, ma anche se stessi. Ciò non sminuisce eticamente una realtà di enorme valenza sociale che contribuisce al miglioramento della società e dell’ ambiente in cui si vive.  E che aiuta il welfare pubblico, integrandone la funzione laddove, per carenza di risorse e talvolta di competenze, lo stesso non riesce ad operare.