La paura della morte si rispecchia significativamente in alcune superstizioni e credenze

popolari che hanno origini antiche. Fin dai tempi più remoto, infatti, particolari fenomeni naturali venivano interpretati come simbolo dio morte imminente.

Molti sono i segni, secondo le credenze popolari, che preannunciano la morte: un cane che ulula senza motivo apparente, soprattutto davanti alla porta o ai piedi del letto del padrone; il canto del cuculo; la presenza di un avvoltoio < che secondo Plinio sente la morte con tre giorni di anticipo >, delle uova di gallina con doppio tuorlo, ma anche un albero o un fiore che fiorisce fuori stagione.

E, a proposito di fiori, non si devono mai portare in ospedale dei fiori bianchi o rossi, che sono simbolo di morte. Un evento piuttosto pericoloso era quello di dormire nello stesso letto o addirittura sotto lo stesso tetto di un morto. Per i greci bisognava evitare di vedere la propria immagine riflessa in uno specchio d’ acqua; in questo modo l’ anima potrebbe uscire dal corpo con il rischio di perderla, sopratutto gli ammalati non devono guardarsi allo specchio, che va coperto, né farsi fare un ritratto o una fotografia.

Per tenere la morte lontana, si deve tenere la casa con le porte e finestre ben serrate. Una donna rimarrà vedova se le crescono i capelli bianchi in basso, al centro della fronte. Viceversa, se ad un uomo crescono i capelli fino sulla fronte o sulle tempie vivrà fino a un’età ragguardevole. E quando sputano i primi capelli bianchi, è inutile strapparli, perché per ogni capello tolto ne cresceranno dieci. Per prolungare la vita ai moribondi, molti indigeni solevano chiudere loro il naso e la bocca, in modo che l’ anima non potesse sfuggire.

 

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