Ad un piccolo libro che, per mole, non può avere molta evidenza sugli scaffali delle librerie,

l’ autore, il dottor  Gunther Chat, ha voluto dare per titolo “ cucina del diavolo ”.

La piccola mole ed il titolo costituiscono un primo mimetismo per il libro. Ma l’ autore è ricorso anche ad altri espedienti, non accontentandosi di essi per scrivere, con pertinenza e con precisione, di verità che sconcertano e che riguardanti i mezzi e i procedimenti con cui le industrie e le tecnologie ( troppo interessate al solo loro profitto ), si sono sostituite alla Natura nel fornire gli alimenti all’ uomo, il quale, indifeso in conseguenza di un suo caratteristico ignorare, ha subito un condizionamento dei suoi gusti e delle sue scelte tale da non essere nemmeno più possibile allarmarlo efficacemente nell’ esclusivo su interesse.

Forse per questo – per dire di fatti veri di tal natura – l’ autore ha ritenuto di porre le realtà descritte sulla bocca del “ diavolo ”, al quale viene concessa ogni azione intelligentemente nefasta nei confronti della vita e della salute dell’ uomo.

Immagina, pertanto, una “ casa del diavolo ”, con personaggi vari e con dei “ diavoli ” specializzati e preposti ad attività intese a sottrarre quanto assicura la migliore vitalità agli alimenti, a sostituire tali sostanze con alte velenose, a snaturare con procedimenti vari cibi dell’ uomo. Le descrizioni ed i risultati, fatti dire a personaggi immaginari ed esposti con un tono che sa di fiaba, rischiano di essere letti in chiave fantasiosa: sono, invece, delle esposizioni che, nella loro realtà, dovrebbero avere allarmato milioni di uomini e da molto tempo.

Vediamo che cosa dice il “ diavolo Morf ”, preposto alla raffinazione degli alimenti, nella sua relazione resa al “ diavolo direttore del reparto veleni negli alimenti, a riguardo dello  zucchero:. .  . Che cosa c’ è da dire contro lo zucchero: per quanto risulta, si tratta di un alimento indispensabile! ”, obbietta la dottoressa Rolan, amica di Morf e da lui portata a presenziare al rapporto. E Morf: “ Ha ragione.

Lo zucchero, presente nel regno vegetale quale sostanza vegetale e plastica, è un elemento fondamentale per la vita. lo troviamo in misura del 14% nella canna da zucchero, del 17% al 20% nella barbabietola unitamente a clorofilla, bioelementi e minerali. In tale concentrazione e sintesi, lo zucchero, quale prodotto naturale “ vivo ”, è nutrimento necessario e di valore c completo,insuperabile ed insostituibile per le necessarie sostanze plastiche minerali che esso contiene in forma organica.

Negli zuccherifici, però, viene sottoposto ad un lungo e complicato processo industriale.

Il sugo dei vegetali che lo contengono, viene riscaldato con latte di calce e da ciò risulta, anzitutto, una perdita dei Sali minerali e delle sostanze proteiche. Con la razione alcalina tutte le vitamine vengono distrutte.

Nel corso di ulteriore lavorazione, lo zucchero viene a contatto con ossido di calcio, acido carbonico, anidride solforosa, carbonato di calcio. La massa è quindi sottoposta a ripetuta cottura, a raffreddamento, poi a cristallizzazione ed a centrifugazione.

La melassa viene poi dezuccherata con l’ aiuto di idrossido di stronzio. Il prodotto già senza vita, cosi ottenuto, passa quindi alla raffineria. Qui è purificato con carbonato acido di calce, reso bianco con ‘acido solforoso, filtrato attraverso carbone animale e colorato con blu indantrene, una sostanza colorante tratta dal catrame, o con il tossico blu oltremare. Che cosa possiamo fare davanti a questa realtà? Dovremmo cominciare col divenire coscienti come singoli: per passare, poi, ad un conseguente orientamento che modifichi determinate nostre abitudini ed i gusti che ci condizionano. Se la totale eliminazione dello zucchero industriale non è forse opportuna e possibile, è però realizzabile l’ eliminazione di determinati alimenti e di bevande che richiedano l dolcificazione con zucchero.

SIMPATIZZANTE - CONVENZIONI 

E’ ad esempio fattibile l’abolizione o la decisa riduzione degli alimenti dolcificati della colazione mattutina e la loro sostituzione con minestre a base di fiocchi di cereali, con zuppe o con brodi vegetali; la rilevante riduzione nel consumo degli alimenti o di bevande in ogni modo zuccherate; la sostituzione, nella misura e nelle occasioni possibili, dello zucchero con il miele. Provvedendo in tali maniere avremo già ottenuto,  nel nostro interesse e a nostro vantaggio, un efficace risultato, tale da ridurre o da contenere, i palesi o inavvertiti danni che ci può arrecare quel prodotto che non è poi molto esagerato definire come un “ dolcissimo veleno

Il risultato finale di questo processo – raffinato e complicato – è una sostanza chimica chiamata saccarosio ( C12H22011 ), smerciata nei negozi come zucchero istallino, in polvere, in pani o candito. Ed ecco che, con scaltrezza e perfidia, abbiamo ridotto a strumento di morte una sostanza vivente della Natura.

FONTE:  Nonna Cornelia

INFO: rikferrari@libero.it

 

Riccardo FERRARI – rikferrari@gmail.com –
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