Tutti promettono la felicità, ma non per questo mantengono la promessa. Ma come fare a trovare la pista giusta? Per chi è cattolico, ovviamente, la vita spirituale è un dato essenziale. Ma accanto a questo è importante il conoscere le cose, sapere come vanno veramente. E’ facile farsi illudere, perché l’ acqua in cui si nuota spesso non si riconosce e ci trascina. Watzlawick dice:  “…lo sottolineeremo anche qui: non è possibile non influenzare. E dunque assurdo chiedersi come evitare l’ influenza e la manipolazione; ci rimane solo da decidere, e non ne siamo mai dispensati, come questa legge fondamentale della comunicazione umana possa essere usata nel modo più responsabile, umano, eticamente corretto ed efficace ” ( 1 ). Ma a mio avviso un modo per uscirne c’ è, l’ analisi della realtà oggettiva dei fatti.

Molti avranno  sentito parlare del testo di P. Watzlawick, John H. Weakland, Richard Fisch  “ Change “, che a pagina 46 recita: “ il proibizionismo, adottato come rimedio di un male sociale, si rivela peggiore del male: l’ alcolismo prende campo con maggior virulenza, nasce tutta un’industria clandestina, la qualità scadente dei suoi prodotti rende l’ alcol un problema di salute pubblica anche più grosso, per dare la caccia ai contrabbandieri vengono istituiti reparti speciali di poliziotti che pero diventano estremamente corrotti, eccetera.

Poiché con queste misure il problema si aggrava, le leggi, proibizionistiche vengono imposte con maggiore severità ma, ` sorprendentemente ’, il fatto di imporre le leggi più di prima non produce il cambiamento desiderato, anzi tale ‘ soluzione ’ contribuisce in larga misura a creare il problema. Alla fine la ‘ soluzione ’ diventa il maggiore dei due mali ( cioè, prima c’ era tra la popolazione un certo numero di alcolisti;  ora, invece, oltre all’ alta percentuale di alcolisti, occorre far fronte al dilagare del contrabbando, della corruzione e della lotta tra bande rivali ). ”

Più sotto, nella stessa pagina, continua: “ La pornografia è un male sociale pericoloso? Per molta gente la risposta è un incontestabile ( e incontestato ) si. E quindi logico combattere e reprimere la pornografia con tutti i mezzi legali disponibili.
Ma l’ esempio danese ha dimostrato che la completa liberalizzazione della pornografia non solo non ha aperto le cateratte del peccato e della depravazione generale, ma ha addirittura spinto la gente a metterla in ridicolo e a trascurarla. Nel caso della pornografia, dunque, la soluzione ‘ più di prima ’ non e solo il maggiore dei due problemi, ma é proprio il problema, perché senza la ‘ soluzione ’ non ci sarebbe alcun problema “. ( 2 )

Il nostro caro Paul non trascura anche di trasformare la Madonna in un oggetto simbolico opposto alle streghe: certo va eliminato Dio in qualche modo, l’ateismo si affaccia nella psicologia ( 3 ), e su questo forse qualche psicologo cattolico dovrebbe aprire gli occhi. E questo diviene lentamente pensiero sociale. Oltre al fatto che negare l’ influenza di Dio è un imperdonabile errore epistemologico.

Et voilà! ecco che Watzlawich trasforma il disimpegno etico in tecnica terapeutica! in fondo per esser felici basta essere felici, no? ( 4 ), ma le cose stanno proprio così. Credo che non va dimenticato che gli stessi dati possono essere interpretati in altro modo, e ci sarebbe probabilmente molto da dire sull’ infelicità del proibizionismo e sulla infelicità della Danimarca.

E che la libertà porta all’infelicità è dato da ove che non sono solo ipotesi, ma dati reali. E io vi dico che non ho mai capito la potenza della pressione politica e mediatica e la violenza del comunismo finché non ho letto il libro di Francesco Agnoli “ Novecento. Il secolo senza croce ” ( 5 ) che, nel raccontare la storia del comunismo narra anche quella delle famiglie che in quell’ atmosfera vivevano. Il comunismo ha veramente liberalizzato il matrimonio, ma non posso esprimere la cosa come la racconta Agnoli: “… nel 1917 il governo dell’ Urss introduce il divorzio sia per mutuo consenso, sia su richiesta di anche uno solo dei due congiunti. Nel Lenin 1926 introduce, accanto al matrimonio registrato, contempla anche il matrimonio di fatto, entrambi con lo stesso valore giuridico. Il divorzio è ancora più facilitato, può avvenire senza alcuna « formalità » ed essere unilaterale. 

Si assiste così alla morte della famiglia « borghese », nella quale, nella propaganda dei sovietici, non c’è amore ma puro interesse. Con quali conseguenze? La felicità promessa? Chambre, nel suo “ Il marxismo nell’ Unione Sovietica “, ricorda che gli effetti di questa legislazione, e forse soprattutto della cultura che vi è dietro, sono l’instabilità della coppia coniugale, l’ insicurezza dei fanciulli, l’ aumento del numero dei figli per i quali la donna non percepisce pensione alimentare, l’ incremento del disagio minorile… A sua volta F. Navailh, in “ Storia delle donne “, nota che tale « libertà degenera dando luogo ad effetti perversi. L’ instabilità maritale e il rifiuto massiccio di figli sono due tratti caratteristici del tempo. Gli aborti si moltiplicano, la natalità cala in modo pauroso, gli abbandoni dei neonati sono frequenti. Gli orfanotrofi, sommersi, diventano dei veri mortori.

Aumentano gli infanticidi e gli uxoricidi. Effettivamente i figli e le donne sono le prime vittime del nuovo ordine delle cose. L’ aggravarsi delle condizioni delle donne ( soprattutto in città ) è evidente. I padri abbandonano o se ne vanno di casa, lasciando spesso una moglie priva di risorse. La procedura di divorzio mediante una semplice richiesta unilaterale incoraggia gli atteggiamenti più cinici… Gli assegni familiari sono anch’essi aleatori… » 9Si arriva così a una esplosione della disgregazione familiare ( 44,3% dei divorzi in città nel 1935 ) che spinge il governo a imporre una forte retromarcia per impedire il crollo del Paese ”.

Alla fine Lenin ha dovuto fare marcia indietro e il divorzio è stato possibile solo alle persone ricche. ma la Russia è sprofondata in un abisso di dolore, miseria e morte, tanto che, ricorda l’ autore  “…già nel maggio del 1936 la « Pravda » aveva spiegato che « la famiglia è la cosa più seria che esiste nella vita ». « Senza una famiglia salda e felice – si legge su “Autoistruzione politica ”, organo del Comitato centrale del Pcus, nel 1962 – non vi può essere una felicità personale, né una retta educazione della nuova generazione ”.

Ecco la verità di una delle grandi promesse della nostra epoca, e uno dei grandi imbrogli della nostra epoca, è che il divorzio e l’ aborto possono aiutarci ad affrontare alcune cose della nostra vita, permettendoci di passare indenni attraverso queste esperienze. Ma la verità è un’ altra: divorzio e aborto lasciano profonde cicatrici che sono molto difficili da rimediare. Il divorzio molto spesso non risolve i problemi delle persone che divorziano, spesso – non sempre perché ogni caso è a sé – si traduce in una incapacità di costruirsi anche dopo una relazione stabile, perché il problema di fondo che lo ha creato, psicologico, spirituale e etico insieme,  non è stato affrontato e risolto in modo adeguato. Ma vi è una sottile azione persuasiva nelle parole di coloro che promettono la felicità attraverso il divorzio e l’ aborto o al minimo li propongono come interventi indifferenti e indolori.  Un violento operare di anestesia che porta poi a pagare prezzi molto più alti di quelli che si avrebbero pagato altrimenti.

Malerba dott. Daniele

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