Una recente pubblicazione di Cantelmi su “  Famiglia oggi  ” (  n. 1, Gennaio/Febbraio 2015 – Edizioni S. Paolo  ) mi arriva contemporaneamente ad una comunicazione del movimento per la vita del Veneto che affronta lo stesso tema (  da cui traggo parte della bibliografia che metto sotto   ): le discussioni sul mondo LGBT che scuotono la cultura contemporanea e spingono i cattolici al tentativo, un pò surreale e tragicamente triste, di spiegare la realtà ovvia delle cose: che vi sono uomini e donne, che sono diversi gli uni dalle altre, che la diversità è valore, che parità di diritto non vuol dire omologazione al “  tutti siamo – identitariamente – identici   ”.

Il mondo liquido di Bauman non è frutto della tecnologia ma dell’ invidia della diversità altrui e del rifiuto della propria identità personale. Nasce dal costruttivismo assoluto: per essere felici, questo dice, possiamo costruirsi e scegliere la realtà che vogliamo, poiché la verità, la realtà, è frutto del nostro pensiero.

Posizione antropologica opposta a quella della Chiesa, che definisce che solo Dio è padrone della realtà e la felicità de-riva dal riconoscerla come tale, scoprirla e, poiché è perfetta, la vera gioia e la vera libertà sta nell’ accettarla e adattarvisi liberamente (  che vuol dire accettare la volontà di Dio nella propria vita  ). Ora è chiaro che uno psicologo cattolico deve sapere bene che linea deve avere il proprio pensiero, e non può accettare supina-mente una posizione antropologica che suggerisce di sostenere le persone in un percorso di fallimento personale e spirituale.

La posizione non ha via di mezzo, e richiede di non percorrere la strada più facile dell’ assuefazione a qualsiasi cambiamento, purché sia proposto come tale, in un’ accettazione incondizionata a ogni proposta. Non posso fare a meno di notare come molte posizioni di “  libertà assoluta  ” richiamino in qualche modo aspetti di rifiuto del paterno, quale elemento simbolico di definizione identitaria, accettazione del reale, presenza di un Dio Padre.

Si tramutano in una sorta di ricerca di regressione in un’ inglobazione fusionale, in un soffocante utero che mantiene l’ indefinitezza del sé. Il pensiero che definisce in toto la realtà e arriva a negarla creandosene una propria è, diciamolo, un pensiero psicotico, porta a sofferenze indicibili, e spesso nella fase acuta è incapace di percepire e ascoltare la realtà e gli altri. E non posso fare a meno di chiedermi quanta sofferenza si celi dietro questo mondo liquido, quanta psicosi in questa modernità assoluta e idolatrata.

 

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