Shema Israel,
Adonai Elohenu, Adonai Echad.
Un buon ascolto è il punto di partenza per vivere bene.
Da Plutarco “ L’ arte di ascoltare ”.


Non si può imparare nulla se non si sa ascoltare. L’ ascolto è un atto terapeutico fondamentale per uno psicologo. Ma anche un atto fondamentale per ogni persona di pensiero, per chiunque voglia veramente crescere e diventare uomo, è un passaggio fondamentale della vita spirituale, ma anche della capacità di fare ricerca, del capire le cose. Ascoltare significa mettere in azione la capacità di percepire la realtà in tutti i suoi aspetti, e di confrontare le cose alla ricerca della verità.
L’ arte di ascoltare ” di Plutarco è una lettura estremamente interessante, che consiglio a chiunque voglia cercare con sincerità la verità delle cose.
Plutarco, nell’ inviare consigli al suo ex allievo Nicandro, dice che si deve prima imparare ad ascoltare e solo dopo si impara a parlare e sostiene che l’ ascolto deve puntare alla ricerca della verità, che cercare Dio e la ragione è la stessa cosa, che la libertà non deve diventare alibi per lasciarsi andare ad ogni sregolatezza, che chi si lascia andaread ogni atto di impulso rozzo e irragionevole, questo è un individuo meschino e soggetto a molti e grandi rimorsi ”, lega così l’ azione alla capacità di ascoltare.
Dall’ ascolto si possono trarre molti benefici e molti danni, bisogna dunque imparare ad ascoltare, e ascoltare molto prima di parlare e l’ ascolto va allenato.
Allora il nostro filosofo istruisce il suo allievo perché “ tu sappia ascoltare correttamente chi cerca di persuaderti con l’ arte della parola ” e perché si deve saper imparare e parlare rettamente.
Trovo tutto questo di una profonda saggezza.
Plutarco dà dunque delle regole, sia di analisi del discorso che viene fatto che di rispetto per quello che gli altri dicono:
1. Prestare orecchio attento e in silenzio, dice Plutarco: “ il silenzio, quando si ascolta qualcuno, è sempre un ornamento sicuro, specialmente per un giovane, ma bisogna evitare di agitarsi e di abbaiare ad ogni battuta aspettando pazientemente che l’ interlocutore abbia finito di esporre il suo pensiero, anche se non si condivide, senza però investirlo subito con una sfilza di obiezioni ”. . . “ concedendogli ancora un pò di tempo perché possa integrare e correggere quanto detto o ritrarre qualche frase affrettata. Chi passa subito al contrattacco non solo interrompe e spezza il logico fluire del discorso, ma non ci fa una bella figura finisce per non ascoltare e non essere ascoltato, se invece è abituato a controllarsi e a rispettare la mente riesce a trarre da ogni discorso qualche spunto che può tornargli utile, . . .”   

Non bisogna cioè essere né denigratori né arroganti.

2. Non applaudire sempre, Plutarco ricorda il “ detto di Eraclito secondo cui chi si stupisce ad ogni parola è stupido ”, così è bene essere attenti ma severi, badando alla sostanza delle cose e non alla forma o a chi sia l’ interlocutore, il fine dell’ ascolto non è il piacere, ma la ricerca della verità, il chiedersi se quello che dice è utile o dannoso. E anche se lo stile non va trascurato da chi parla, chi bada solo allo stile “ somiglia a uno che si rifiuta di bere un farmaco se il bicchiere non è di ceramica attica ”.
3. Ma è necessario essere accorti anche nelle domande così “ come che è stato invitato a cena bisogna che mangi ciò che gli viene bandito e non si metta chiedere altro o a criticare, così chi è stata invitato al banchetto delle parole, se il dibattito ha un tema specifico già stabilito, ascolti in silenzio chi parla, perché deviare il discorso su altri argomenti, interrompendolo con domande continue imbarazzanti, non solo rende sgradito e sgarbato chi le fa, ma non reca lui stesso alcun vantaggio e finisce per confondere chi parla e le cose che dice ”. Le domande devono essere fondate, pertinenti, conformi alle conoscenze e alle capacità di chi parla e relative agli argomenti in cui egli è più ferrato, non deve porre troppe domande o intervenire continuamente perché questo è indice di esibizionismo.
4. Anche gli elogi all’ oratore, dice Epicuro, devono essere presenti, ma pacati, onesti, cauti e misurati, perché anche in questo caso “ il troppo e il troppo poco non si convengono ad un animo libero e schietto ” . . .
Infine bisogna essere umili, capaci di accettare le critiche che il filosofo ci rivolge e fare lo sforzo di capire e di apprendere con il tempo, senza scoraggiarsi, scappare o fare finta di sapere già le cose che in realtà non si sanno per arroganza o esibizionismo.
Ma ascoltare implica anche atteggiamenti fisici adeguati e, dice Plutarco, “ anche verso un oratore che abbia fatto cilecca da qualsiasi punto di vista ” è importante “ stare seduti col busto eretto, non assumere pose rilassate e tanto meno scomposte, tenere lo sguardo fisso su chi sta parlando, mostrandosi attento e vivamente interessato ma con il volto un’ espressione che non lasci trasparire non solo alcun sentimento di alterigia o di sofferenza ma neppure altri pensieri o preoccupazioni ”, poiché “ per rovinare l’ armonia di un discorso basta l’ aggiunta o la mancanza di un solo elemento . . . così sono sconvenienti in chi ascolta una fonte accigliata, indice di arroganza o presunzione, un volto annoiato, lo sguardo errante di qua e di là, le membra scomposte le gambe accavallate; e sono comunque biasimevoli e da evitare con molta accortezza anche un cenno o un bisbiglio col vicino, i sorrisetti ironici, gli sbadigli sonnacchiosi, il capo abbassato a qualunque altro simile atteggiamento ”, l’ oratore ha preparato qualcosa con fatica a favore dell’ ascoltatore, il quale ha degli obblighi di cortesia e deve esserci “ una certa sintonia fra oratore e ascoltatore, quando ciascuno dei due sia rispettoso di ciò che gli compete ”.
Non c’ è che dire una saggezza che oggi è proprio dimenticata abituati come siamo ai talkshow televisivi, l’ ascolto è un gesto rispettoso, quasi affettuoso, attento e disponibile nei confronti di chi parla, ma non reticente o accomodante, sviluppato per cercare sinceramente di capire e la verità delle cose.
Oggi invece l’ ascolto è tutt’ altro che un atto di ricerca onesta e rispettosa.
Dunque ascoltare è un’ arte, che ti consiglio, caro lettore, di imparare e coltivare,
L’ atteggiamento dell’ ascolto è l’ atteggiamento umile di chi prega, questo è l’ atteggiamento anche della preghiera, come non ricordare che “ Maria dal canto suo, conservava tutte queste cose, interpretandole nel suo cuore ( Lc 2,19 ) ” e “ E sua madre conservava tutte queste cose nel suo cuore ” ( Lc 2,51 ).
L’ ascolto già prepara la strada alla felicità e alla guarigione.
Dott. Daniele Malerba – 30 – 05 – 2015

 

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