Nell’ universo simbolico di Rilke l’ angelo non è elemento della religione cristiana, perché “ ein jeder Engel ist schrecklich ” ( “ ogni angelo è terribile ” )  ( cfr. La Prima Elegia, v. 8 ), piuttosto è metafora del limite delle umane possibilità, limite che il poeta cerca di superare “ ingaggiando ” con l’ angelo una sfida provocatoria finalizzata a negarne la natura trascendentale.

Ma nella chiusa della Nona Elegia Rilke riconosce 
la vanità della sfida: meglio stupire l’ angelo mostrandogli le cose fatte dall’ uomo, dato che la loro realizzazione è l’ esito del compito, di quell’ Auftrag, che la terra
 gli ha affidato: è il compito della metamorfosi nell’ Innenraum ( spazio interiore)  – che altro non è se non un Weltinnenraum ( spazio interiore cosmico ) – per mezzo del quale le cose, “. . . diese, von Hingang lebenden Din –gen . . .” (“ . . . cose, che vivono per svanire . . .” ) possono essere salvate.

A questo compito, colto dal poeta come messaggio cosmico proveniente dalla voce del mare e del vento di Duino, Rilke acconsente, dichiarando piena “ fedeltà alla terra ”, la cui “ natura risorge invisibilmente nell’ uomo ”, accettando ciecamente tutto il reale, anche la morte, e rifiutando qualsiasi trascendenza, nel senso più autentico quindi del nietzscheano “ amor fati ”. . . . fine

https://www.pensionatiitaliani.it/germanista-e-dintorni-di-rosarita-morandini/dr-ssa-rosarita-morandini/