Le religioni primitive celebravano ogni anno la rinascita del sole,

quando, al solstizio d’ inverno, la luce torna a prevalere sulle tenebre, riportando alla terra la promessa di nuova vita e calore. Alla sua celebrazione era stato dedicato un unico culto, sia pure con riti diversi e varie denominazioni: dio Ra in Egitto, Mitra in Persia, Apollo in Grecia. Nell’ antica Roma si celebravano i saturnali per sette giorni, a partire dal diciassette dicembre per festeggiare la germinazione del grano, testimonianza del ritorno della vita sulla terra. Il culto del Sole fu introdotto nell’ era romana del II° secolo dopo Cristo dall’ imperatore Eliogabalo, già sacerdote in Siria in un tempio ad esso dedicato. In seguito l’ imperatore Aureliano, coimnquista la città siriana di Palmira nel 274 d.C., costruì nella capitale un tempio al sol invictus, consacrandoli come giorno di celebrazione il venticinque dicembre, che divenne così il dies natalis Solis Invicti, la festa del sole invincibile, in quanto perpetuo trionfatore nella battaglia annuale della luce contro le tenebre. Il papa Leone Magno nel 461 scelse quella data del 25 dicembre per celebrare la nascita di Cristo, Sole spirituale dell’ umanità. Così la festa cristiana si sovrapposae a quella pagana, spostandone simbolicamente il significato dall’ esterno all’ interno, dal mondo fisico a quello spirituale. Come il Sole, cuore pulsante del sistema solare, dà luce, calore, vita alla terra, così Cristo, sole spirituale, è luce, amore, vita per tutta l’ umnanità. Benché il consumismo stia banalizzando il significato autentico del Natale, la sua lettura, in chiave simbolica, ci permette ne il percorso interiore, l’ avventura dell’ anima, che ha come meta la nascita alla coscienza del destino spirituale inscritto nel cuore di ogni uomo.           nativita

Tutti i personaggi che partecipano all’ evento della Notte Santa sono viandanti, si trovano per strada: da Giuseppe a maria, ai Pastori, ai Magi . . . Sembra che il cammino, il movimento sia la condizione indispensabile per accostarsi al mistero della grotta. La nascita di Gesù avviene durante un pellegrinaggio verso Geriusalemme, per partecipare al censimento ordinato dai Romani.

Nell’ essere “ pellegrini “ sono impliciti la mobilità, il dinamismo, la capacità di distacco  da luoghi, da situazioni, da ruoli, l’ interpretazione della vita nella sua essenzialità, il superamento della paura, l’ apertura al nuovo e l’ aspirazione continua alla meta.

Il cammino verso Gerusalemme e l’ entrare nella grotta costituiscono il ritorno  alla terra natale, alle origini della nostra vera identità, per il cui ritrovamento è necessario penetrare nella solitudine misteriosa e profonda del cuore, tacitare i sentimenti, i desideri, i pensieri, affrontare l’ angoscia e l’ oscurità della notte.

I primi chiamati a partecipare al mistero della grotta sono i pastori, gli umili, che hanno il cuore libero da preconcetti e da certezze. Allenati alla vigilanza, essi sanno credere al messaggio angelico con semplice immediatezza e con generosa sollecitudine. La realtà dello spirito sono spesso tenute nascoste ai sapienti e rivelate ai piccoli. ( Mt. 11, 25 ). Forse per questo la tradizione cattolica ha riconosciuto che la salvezza dell’ uomo passa attraverso la Donna del Magnificat, Maria, che simbolicamente rappresenta il principio femminile, ne esprime gli aspetti più alti di ricettività e di offerta, di intuizione e di fiducia. La vergine, cioè colei che ha avuto il coraggio di accettarsi con umile sincerità, porta a compimento, a Betlemme, il messaggio accolto nella solitune e nel silenzio di Nazareth e ci guida al trascendente, dopo aver sperimentato il divino nella propria vita. Giuseppe, rappresentnte del principio maschile, è spesso raffigurato in un angolo, in disparte, quasi a indicare il travaglio della passione che non sempre può capire tutto ciò che desidera. La nostra crescita dipende dall’ espressione contemporanea delle due polarità, sia pure con intensità diversa secondo le caratteristiche individuali, e dall’ attuazione degli aspetti carenti. Solo se saremmo in grado di coniugare costantemente la razionalità con l’ affettività, la volontà con l’ accettazione, la logica con l’ intuizione, l’ autoaffermazione con il dono di sé, potremmo realizzare quelle nozze alchemiche che determineranno la nostra nascita alla consapevolezza di essere una scintilla di luce imprigionata nella materia. Il Bambino, incarnandosi storicamente come Gesù, è anche l’ aspetto spirituale che dà significato alla nostra individualità e direzione alla nostra vita; dotato di natura umana e divina, ricorda all’ uomo la sua doppia natura: terrena e celeste.

Riscaldato dal fiato dell’ asino e del bue e illuminato dal raggio di una stella, mette in rapporto i due livelli di realtà entro i quali ci muoviamo. Non dobbiamo fare l’ errore di dipingere l’ aspetto spirituale degli altri elementi della personalità. Negare il corpo o negare lo spirito a effetti ugualmente devastanti perché solo nell’ interazione dei due poli, nel dialogo difficile e pieno di contraddizioni tra l’ aspetto immanente e quello trascendente della nostra natura può sbocciare la nostra vera identità. Cristo, il mediatore per eccellenza, ha congiunto in se stesso il cielo e la terra, per aprire all’ uomo la strada verso il Padre.

Tratto da “ Il mito di Natale “ di A.M. Finotti

INFO: rikferrari@libero.it

 

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