Ai profughi barbiere gratis e vestiti puliti e stirati

Trucco e parrucco. I profughi ospitati in Italia non si fanno mancare niente, nemmeno il barbiere. Che deve essere gratis. Pochi giorni fa la Prefettura di Como  ( in Lombardia )  ha pubblicato il bando europeo dell’ accoglienza per il 2018 e tra i servizi di assistenza generica alla persona ha specificato che, chi vincerà la gara, dovrà occuparsi pure  « dell’ igiene di capelli e barba »  dei richiedenti asilo. Sissignori, avete letto bene: basette, frangia e pizzetto degli extra-comunitari presenti a ridosso delle Alpi rientrano nel piano di aiuti ai richiedenti asilo. E verranno pagati con soldi pubblici. Tanti saluti e grazie.

Certo, gli addetti ai lavori specificano che non si tratta di vezzi o narcisismi, quanto piuttosto di  « cure in modo da assicurare condizioni di igiene ».  La polemica, però, è scoppiata alla sola idea della prima sforbiciata in un qualsiasi salone di bellezza.  « Non avrei mai pensato che si potesse arrivare a tanta indecenza »,  tuona infatti il vicepresidente dei deputati della Lega Nord, Nicola Molteni,  « siamo all’ assurdo ».  E a ben guardare c’ è di più.

Il bando in questione parla anche di un servizio di lavanderia. O, meglio, per citare direttamente il documento targato Prefettura, di « lavaggio, asciugatura e piegatura del vestiario consegnato in dotazione agli stranieri, con frequenza periodica e almeno settimanale, nonché la raccolta e la riconsegna dei panni puliti ». Come a dire: meglio non lesinare sul sapone.  « Siamo di fronte a un bando da 59 milioni per i prossimi due anni e destinato all’ accoglienza di oltre 2mila richiedenti asilo »,  attacca ancora Molteni,  « questo è un mondo che sta andando al contrario, con i comaschi che fanno i camerieri e le colf ai presunti migranti. Ci sono cittadini che versano in uno stato di grave deprivazione materiale, che non possono permettersi una casa o di acquistare una lavatrice, ma ai potenziali clandestini vengono garantiti servizi che tanti lombardi non si possono permettere ».

Pazienza, anche l’ occhio vuole la sua parte. Pulizia e cura del corpo non vanno sottovalutate.  « È scandaloso che in un momento come quello attuale »,  conclude l’ esponente del Carroccio,  « con 4,5 milioni di italiani che vivono in povertà assoluta, pensionati che sopravvivono con meno di 500 euro al mese, disabili a cui sono stati tagliati servizi di trasporto e di assistenza, il governo e le prefetture decidano di coccolare migliaia di profughi garantendo gratuitamente servizi come il taglio della barba, la cura dei capelli e la stiratura dei vestiti. Di fronte a una simile vergogna si sta scatenando una guerra tra poveri ».

Ma attenzione, che tra l’ esercito dei disperati che sbarca sulle nostre coste ci sia anche chi non riesce a resistere al fascino di fard e rossetto non è una novità. A Milano, infatti, la fondazione  ” Albero della Vita ” che accoglie un centinaio di donne per lo più nigeriane ha organizzato corsi di make-up. Perché l’ ombretto, si sa, nella pochette di una signora non deve mancare. E infatti lo hanno chiesto proprio loro. Quando i volontari del centro hanno sondato i desideri più reconditi delle ospiti si sono accorti che il cuore batteva per l’ astuccio dei trucchi. Detto, fatto.

Intendiamoci, l’ operazione  ( in questo caso )  è a costo zero. Anzi, spesso si tratta di lezioni  ” autogestite “, con le più smaliziate che danno consigli alle compagne su come incipriarsi il naso o allungare le ciglia. Di make-up artist, come dicono gli esperti, non ce n’ è l’ ombra. Trousse, rimmel e fondotinta fanno parte del loro personale bagaglio oppure li hanno ricevuti in gentile omaggio.  « È anche una cosa utile », racconta a Repubblica Luciana Balzano, referente dell’ area immigrazione dell’ associazione,  « così facendo si ricostruiscono un’ identità, è un progetto per il futuro ».  Tutto sommato vale sempre la vecchia regola: lo smalto rosso non passa mai di moda.

di Claudia Osmetti

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