Di: Ettore Bonalberti

Sono stato tra i consiglieri nazionali della DC che il 18 Gennaio 1993, su iniziativa del segretario Martinazzoli, da diversi mesi sollecitato dalla “ pasionaria di Sinalunga ”, Rosi Bindi, approvarono il cambiamento del nome del partito da DC a PPI.

Di fatto quella scelta coincise, di lì a poco, con la fine politica del partito e l’ avvio della lunga marcia nel deserto, caratterizzata dalla diaspora esplosa, prima, tra i diversi spezzoni in cui si frantumò a poco a poco il partito, e, in seguito, nell’ intera vasta area politica, sociale e culturale che alla DC ha fatto riferimento per oltre quarant’anni.

Personalmente, in quegli anni che vanno dal 1994 al 2011, mi concentrai sulla mia intensa attività professionale, limitandomi a scrivere di politica con lo pseudonimo di don Chisciotte, l’ errante cavaliere indomito, uscito dalla mente di quel grande della letteratura spagnola a me caro, Miguel De Cervantes.

Fu nel 2011 che l’ amico On Publio Fiori mi informò della sentenza n. 25999 della Cassazione, pronunciata a sezioni civile riunite il 23.12.2010, che stabilì un fatto giuridico importantissimo: la DC non è mai stata giuridicamente sciolta, in quanto per poterla sciogliere e trasformarla in altro partito, il segretario nazionale, con il consiglio nazionale della DC, a norma dello statuto,  avrebbe dovuto convocare il Congresso, ossia la platea di tutti i soci iscritti al partito che, nel 1992 erano oltre un milione.

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Iniziò in quel momento un impegno che con gli amici Silvio Lega, Ugo Grippo, Luciano Faraguti, Renato Grassi e Sergio Bindi, portammo avanti, indicando in Gianni Fontana la persona che avrebbe assunto, con il congresso convocato dal consiglio nazionale in auto convocazione, l’ incarico di segretario nazionale, dopo che nel 2012 riaprimmo il tesseramento per tutti i soci del 1992 che avessero espresso la volontà di riconfermare la loro iscrizione al partito.

 

Subito emersero le opposizioni incrociate di quanti non potevano vedere favorevolmente la rinascita politica della DC, “ partito mai giuridicamente sciolto ”. Alcuni, timorosi per quanto era accaduto con episodi assai poco commendevoli al momento della spartizione dei beni mobili e immobili del partito.  Altri, accasatisi su altre sponde politiche a destra, a sinistra o al centro, sul più comodo carro trionfante del Cavaliere, preoccupati di difendere le loro nuove posizioni acquisite, dimentichi di quanto la DC era stata loro così prodiga di bene.

Tra gli irriducibili avversari delle scelte che, con grande fatica e dispendio di energie personali, il gruppo degli amici che avevano concordato l’ elezione di Gianni Fontana  alla segreteria andavano compiendo, si rivelarono sin dal 2012, due amici romani: Cerenza e De Simoni, rappresentanti di un’ associazione degli iscritti alla DC del 1992-93, i quali si sono impegnati per oltre sette anni, in  un’ opera di continua opposizione, svolta non sul piano del confronto politico, ma sul terreno giudiziario, con continui ricorsi tesi a distruggere la tela che abbiamo tentato di tessere con grande passione e assoluto disinteresse.

Sono stati così sette anni di un continuo e  pericoloso slalom tra il tempo passato a elaborare proposte politiche e a diffondere l’idea della ripresa politica della DC e quello dedicato a rispondere alle continue scadenze nelle aule dei tribunali.

Per molto tempo ho ritenuto che pendesse su di noi la “ maledizione di Aldo Moro ” pronunciata contro la DC e i suoi eredi dal carcere delle BR. Avevo sperato che con l’ultimo tentativo di accordo con il duo romano si fosse trovata finalmente la pace, dopo che il tribunale di Roma aveva autorizzato la celebrazione del XIX Congresso nazionale del partito il 14 Ottobre 2018, nel quale abbiamo eletto Renato Grassi alla segreteria del partito e Gianni Fontana alla presidenza del Consiglio nazionale, convocato il 23 ottobre dello stesso anno, ed invece il duo romano ha colpito ancora con l’ennesimo ricorso in tribunale.

 

Se con quello del 2012 abbiamo perduto sette anni di vita politica per la DC, con quest’ultimo, se dovesse prevalere, sono convinto che quello che per molti di noi è stato un sogno finirebbe per diventare l’incubo di un’ aspettativa mancata senz’altra possibilità di riuscita.

Di fronte al persistere di questi avvenimenti che il 18 Gennaio prossimo, centenario dell’ appello sturziano ai Liberi e Forti, e venticinquennale della fine politica della DC, vedrà riuniti a Roma una sequela di partiti, movimenti e gruppi che, a diverso titolo, fanno riferimento alla DC, sto pensando che più che “ la maledizione di Moro ”, siamo tutti vittime della stupidità degli ultimi eredi della DC.

Come chiamare, infatti, quelle persone che con i loro comportamenti e i loro atti “ fanno del male a se stessi e agli altri ”, se non con il titolo di “ stupidi ”, ossia con la qualifica che proprio il prof Carlo Cipolla nel suo trattato sulla stupidità, ha egregiamente attribuito alle persone responsabili di tali comportamenti?

Ho dedicato gli ultimi ventisei anni della mia vita politica al progetto della ricomposizione dell’ area politico culturale cattolica e popolare italiana, ma temo di aver vissuto nient’ altro che una frustrante illusione, avendo sperimentato sulla mia pelle quanto sia difficile lavorare in un contesto, come quello del nostro Paese, in cui: “ tutti vogliono coordinare e nessuno vuol essere coordinato ”.

Getto la spugna e da questo momento mi limito a svolgere il ruolo di “ un osservatore partecipante ”, deluso e rammaricato nel costatare l’ impotenza dell’ area  politica democratico cristiana, nella quale le stucchevoli ambizioni di alcuni continuano a fare aggio sul progetto della ricomposizione unitaria.

E, intanto, assistiamo allo “ sgoverno dei giallo verdi ” e al trionfo di una deriva sovranista e populista che porterà l’Italia alla crisi d sistema.

Una definitiva speranza: il 18 Gennaio riusciremo a far decollare il patto programmatico  costituente condiviso il 5 Dicembre scorso con Rotondi, Tassone, Merlo, Mario Mauro, Tarolli, Rotunno e tanti altri amici di area DC e popolare? Lì si parrà nostra nobilitade.

Di: Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 10 Gennaio 2019

 

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