Fonte: Dottor Ettore Bonalberti

Manifesto per una buona politica per l’ immigrazione LA NOSTRA NAZIONE E’ DIVENTATA UN GRANDE PAESE DI ACCOGLIENZA DEGLI IMMIGRATI Nel corso dei venti anni recenti l’ Italia , superando i 5mln di immigrati residenti, è diventato il terzo paese per numero di cittadini di origine straniera accolti nell’ ambito delle nazioni aderenti alla Unione Europea.

Una popolazione composita, distribuita su numerosissime comunità di origine con caratteristiche eterogenee per estrazione: linguistica, culturale e religiosa. Frutto di una crescita rapida, concentrata soprattutto negli anni 2000, e che si sta incrementando anche in ragione del consolidamento territoriale delle singole comunità di origine, e dei nuclei familiari di appartenenza, e per effetto di una forte natalità e delle ricongiunzioni familiari. NEL MERCATO DEL LAVORO ITALIANO Gli immigrati rappresentano circa il 12% della popolazione attiva, l’ 11% di quella occupata, il 15% di quella in cerca di lavoro . Sono in larghissima parte, circa il 90%, lavoratori dipendenti impiegati in lavori manuali ed esecutivi, territorialmente concentrati nel nord e nel centro Italia, con un peso rilevante nel lavoro domestico, nelle costruzioni, nell’ agricoltura e assai significativo nell’industria manifatturiera nei settori alberghiero e della ristorazione, nelle fasce più giovani della popolazione attiva, con una particolare incidenza in quella degli under 30.

La crescita della occupazione immigrata, che ha superato la cifra dei 2,4 milioni di unità lavorative ( distinte in circa 1,6 mln di extracomunitari e 800 ml comunitari ) è stata costante anche durante gli anni della crisi economica compensando , in modo significativo, la rilevante perdita di occupati italiani. Secondo le stime dell’ Istat, tra il 2007 e il 2014, a fronte di una diminuzione di circa 1,5 mln di occupati autoctoni, il numero degli immigrati occupati si è incrementato di oltre 850 ml unità. Un fortissimo contributo alla crescita dell’ occupazione immigrata è stato offerto dalla libera circolazione dei lavoratori neo comunitari, in particolare quella per i lavoratori rumeni, e dall‘ aumento dell’ occupazione femminile nel settore dei servizi per le famiglie.

Nel contempo è aumentato sensibilmente anche il numero degli immigrati cerca di lavoro, che ha raggiunto il picco delle 450ml unità , e quello delle persone inattive, attualmente stimate in 1,2 mln di persone come conseguenza del rilevante incremento della popolazione residente ( circa il 40% ) , e di quella in età di lavoro, nel periodo preso in considerazione , per effetto di nuove nascite e di ricongiunzioni familiari e per via del contributo significativo offerto dall’ incremento dei cittadini neo comunitari favoriti dal regime di libera circolazione. La crescita concomitante della occupazione, della disoccupazione e della inattività degli immigrati in Italia, rappresenta un caso unico nel panorama dei grandi paesi di accoglienza europei. Come diretta conseguenza, il tasso di occupazione è diminuito di oltre il 10% per la componente dei cittadini extracomunitari, e del 7% per quella dei neo comunitari.

Nonostante la significativa ripresa dell’ occupazione avvenuta nei tre anni recenti, alimentata soprattutto dalla crescita degli occupati italiani, la crisi economica ha prodotto effetti negativi sui salari dei lavoratori immigrati, e sul reddito delle famiglie di riferimento. La media dei salari è diminuita del 20%. L’ incidenza dei nuclei familiari senza redditi da lavoro o da pensione, sul totale dei gruppi di riferimento, è di entità doppia rispetto a quella dei nuclei familiari composti da italiani ( 14 % rispetto al 7% ) con punte superiori al 20% per le comunità di origine tunisina, marocchina, pakistana e egiziana. ABBIAMO BISOGNO DI PIU’ IMMIGRATI? Molte fonti, anche autorevoli, sostengono l’ esigenza di programmare annualmente un flusso d’ ingresso di nuovi immigrati per la doppia finalità di rigenerare la popolazione attiva italiana, destinata a comprimersi per via dell’ invecchiamento della popolazione e della diminuzione delle nascite, e per rendere sostenibile, con la crescita degli occupati immigrati, il finanziamento delle prestazioni sociali ,a partire da quelle pensionistiche.

La decrescita demografica, e il contributo degli occupati di origine straniera al finanziamento delle prestazioni sociali sono elementi oggettivi della realtà italiana. Ma i dati disponibili, quelli relativi alle tendenze del mercato del lavoro e del reddito degli immigrati, e quelli forniti dall’ osservatorio statistico dell’ Inps, che palesano una concentrazione dei contribuenti nelle fasce esenti dal prelievo fiscale e nei settori a bassa contribuzione previdenziale, mettono in evidenza un drammatico problema di sostenibilità della immigrazione residente ed, in particolare, di quella di origine extra comunitaria . Nonostante la ripresa dell’ economia e dell’ occupazione, rimane l’ esigenza di riassorbire un bacino di circa 3 mln di disoccupati, tra i quali vengono ricompresi circa 430 ml immigrati e buona parte dei 2,4 mln di giovani che non studiano e non lavorano, composto in prevalenza da persone con bassa qualificazione.

Giova ricordare che il tasso di occupazione della popolazione italiana, attualmente al 58%, è assai distante dalle medie europee e lontano dal garantire livelli di sostenibilità per il sistema delle prestazioni sociali. Pur ritenendo fondata la relazione esistente tra la crescita degli occupati immigrati e la scarsa propensione dei giovani italiani a svolgere determinate mansioni, risulta altrettanto difficile negare come la crescita di una popolazione scarsamente remunerata, e che in molti ambiti settoriali e territoriali sconfina con il lavoro sommerso, finisca essa stessa per ostacolare una rivalutazione del lavoro manuale e un cambiamento delle aspettative delle persone in cerca di lavoro. Queste dinamiche contributo in modo significativo alla bassa crescita dei salari e dei livelli di produttività che caratterizza l’ economia italiana.

I NUOVI FLUSSI D’ INGRESSO DI MIGRANTI IRREGOLARI: FENOMENO STRUTTURALE O IL PRODOTTO DI POLITICHE INADEGUATE? Dal secondo semestre 2014 ha preso corpo un sistematico flusso di ingresso di immigrati irregolari in Italia proveniente, in grande prevalenza, dal territorio libico. La natura di questi flussi migratori, rimane costantemente caratterizzata da una grande prevalenza di emigranti per motivi economici, provenienti in grande prevalenza dai paesi del centro africa e del sud Sahara, e che, da una narrazione di parte, viene erroneamente identificata con i profughi in fuga da conflitti bellici. Un flusso di migranti irregolari in buona parte non identificati e che, soprattutto nel corso del 2014 e 2015, sono rifluiti, verso altre nazioni del centro nord’ Europa.

viruslibertario.itI numeri, più delle parole, danno evidenza della quantità e della qualità del fenomeni: oltre 550 ml persone sbarcate nel territorio italiani, di cui solo 170 ml presenti nelle strutture di accoglienza, circa 200 ml domande di asilo. Tra quelle che hanno ottenuto un riscontro dalle commissioni di esame, solo meno del 10% ha ottenuto tale riconoscimento. Un ulteriore 30% hanno ricevuto un permesso per motivi umanitari o di protezione sussidiaria, mentre il 60% sono state respinte per totale insussistenza di requisiti di protezione internazionale. La scelta di effettuare a ridosso delle acque territoriali libiche le operazioni di salvataggio in mare, operata dal governo in carica nella seconda parte del 2014, ha oggettivamente favorito la crescita di una rilevante bolla di emigranti per motivi economici nel territorio libico, senza peraltro ridurre il numero dei decessi in mare.

Per i trafficanti di uomini era diventata una consuetudine caricare numeri abnormi di persone in modo improvvisato e su mezzi sempre meno adeguati. I ritardi delle Istituzioni Europee in materia di politiche per l’ immigrazione, legati alle indisponibilità di alcuni paesi a farsi carico delle nuove emergenze sono evidenti. Ma, altrettanto, è difficile negare che la distanza tra la rappresentazione dei fenomeni, offerta anche dalle nostre Autorità di governo, e le dinamiche reali, abbia seriamente compromesso la credibilità e l’autorevolezza delle proposte italiane.

Nonostante il cambiamento di approccio culturale e politico, operato dal governo in carica, Italia si ritrova ad aver cumulato una notevole mole di ritardi, di approccio culturale, nella revisione delle procedure di identificazione e espulsione, nelle modalità di gestione dell’ accoglienza e di integrazione dei migranti che hanno ottenuto il permesso di soggiorno per motivi di protezione internazionale, sul versante degli accordi internazionali con i paesi di origine dei migranti. Questi ritardi hanno riflessi economici e sociali che vanno ben oltre i costi dedicati alla accoglienza dei migranti irregolari. Essi sono visibili nel degrado delle periferie urbane laddove si concentrano nuclei di immigrati con e senza permesso di soggiorno, nell’ aumento del lavoro sommerso, nella crescente concorrenza nell’ accesso alle misure assistenziali, che sono dotate di risorse limitate e che, con tutta probabilità, arriverà al culmine nell’ occasione della emanazione dei bandi per l’ accesso alle prestazioni economiche rivolte al contrasto della povertà.

AIUTARLI A CASA LORO? MOLTI ITALIANI LO STANNO GIA’ FACENDO Nel mentre si è aperto uno stucchevole dibattito politico sulla opportunità di aiutare le popolazioni nei paesi poveri, o in via di sviluppo, nell’ ambito di uno scambio con i paesi di origine dei migranti che preveda un reciproco controllo sugli esodi irregolari. In una parte significativa del ceto politico, la migrazione viene letta come fenomeno ineluttabile e come via privilegiata per contrastare l ‘impoverimento delle popolazioni, per attenuare gli effetti dell’ incremento demografico del continente africano, e compensare quelli legati all’ invecchiamento della popolazione nei paesi europei.

Le migrazioni possono certamente rispondere alle aspettative delle persone che aspirano ad un destino migliore, dare un contributo allo sviluppo dei paesi di origine tramite le rimesse dei migranti e le esperienze di lavoro per quelli che rientrano, ed, altrettanto, a contenere il declino demografico dei paesi sviluppati. Ma autorevoli studi internazionali dimostrano che l’ uscita dalle condizioni di povertà assoluta di circa 1mld di persone, nel corso degli ultimi venti anni, è avvenuta per effetto dello sviluppo locale dei paesi emergenti, che il contributo delle rimesse non di rado è compensato in negativo da un esodo di risorse umane fondamentale per la crescita di un ceto medio produttivo, che i tassi di natalità dei migranti si adeguano rapidamente a quelli delle popolazioni dei paesi di accoglienza.

Nel contempo vengono sottovalutate le iniziative promosse nei paesi poveri e in via di sviluppo, da importanti ordini religiosi negli ambiti della formazione professionale, della sanità e della assistenza, le iniziative di gruppi e associazioni volte a promuovere progetti di sviluppo locale, le adozioni a distanza delle famiglie, stimate, per l’ Italia, in oltre un milione di erogazioni l’anno da parte delle famiglie. Iniziative corpose ma che non riscontrano l’ attenzione di istituzioni ,prevalentemente assorbite nel promuovere programmi di cooperazione onerosi e di dubbia efficacia riservati a gruppi ristretti di organizzazioni non governative, e che, diversamente potrebbero diventare il perno di una nuova politica di cooperazione internazionale sostenuta anche dalle istituzioni Europee LA CITTADINANZA DEVE ESSERE IL RISULTATO DI UN PERCORSO DI INTEGRAZIONE

Un ramo del Parlamento ha recentemente approvato il testo di un disegno di legge che si propone di riconoscere il diritto di cittadinanza ai minori stranieri residenti, nati in Italia o ricongiunti, che abbiano portato a compimento ameno un ciclo scolastico, con la finalità, a detta dei sostenitori, di rimediare una discriminazione nei confronti dei loro coetanei italiani, in quanto attualmente costretti ad avanzare questa richiesta al raggiungimento della maggiore età. E’ doveroso evidenziare che i minori stranieri, accompagnati e non, beneficiano già degli stessi diritti sociali ed economici dei minori italiani e che alcuni diritti collegati alla acquisizione della cittadinanza, come quello di voto e di libera circolazione verso altri paesi, non sono disponibili per l’ intera platea dei minori.

Tutto questo premesso, va altrettanto ricordato che nell’ ordinamento italiano la richiesta della cittadinanza al raggiungimento della maggiore età, è un’ opzione subordinata rispetto alla possibilità del minore di avere anticipatamente il riconoscimento, come conseguenza della acquisizione della cittadinanza da parte di un genitore, dopo 10 anni di regolare residenza nel nostro paese. Infatti oltre il 40% dei delle nuove cittadinanze rilasciate nel corso del 2015 e 2016, circa 380ml complessive, è stato assegnato a minori stranieri. Sul piano pratico l’ effetto della innovazione normativa proposta non è significativo. I dieci anni di regolare soggiorno del genitore di solito coincidono con i tempi della frequenza dei cicli scolastici da parte dei figli. Ma è sconvolgente dal punto di vista culturale.

Non solo si sottrae ai genitori il diritto-dovere e la responsabilità di guidare i figli nel percorso di educazione e formazione, ma tende a produrre una singolare scomposizione dei nuclei familiari con effetti indesiderabili. Si pensi ad esempio alle possibili implicazioni sulle scelte delle famiglie riguardanti la loro mobilità e ad un possibile rientro nei paesi di origine, dato che bel 64 paesi, da cui provengono la metà dei migranti residenti in Italia, non ammettono la doppia cittadinanza. Pertanto, se si ritiene opportuno operare una manutenzione di una legge che sta comunque producendo buoni risultati, al fine di accelerare i tempi di acquisizione della cittadinanza la via migliore è quella di premiare le persone e i nuclei familiari sulla base di una valutazione dei comportamenti attuati in ambito civile, scolastico e lavorativo.

In questo modo si produrrebbero anche nuovi stimoli per accelerare i percorsi di integrazione. PER UNA BUONA POLITICA DELL’ IMMIGRAZIONE: ALCUNE PREMESSE CULTURALI La natura di flussi migratori è cambiata radicalmente parallelamente alla rapida integrazione dei sistemi produttivi su scala globale e ai mutamenti tecnologici nel campo della comunicazione e dei trasporti che hanno accelerato l’ accesso alle informazioni e gli spostamenti delle persone. In forte crescita sono i flussi migratori all’interno dei paesi sviluppati e tra questi con quelli in rapido sviluppo nell’ ambito dei quali una particolare incidenza è stata prodotta dalla libera circolazione dei cittadini dei paesi aderenti alla UE.

Nuove dinamiche che concorrono alla rapida formazione di un mercato del lavoro internazionale sulla spinta della internazionalizzazione delle imprese e dall’ esigenza di formare adeguatamente le risorse umane per presidiare mercati, tecnologie e organizzazioni produttive. E’ in questo ambito che si stanno formando le classi dirigenti, e quelli che potremmo definire “ i ceti esperti “ fondamentali per assicurare lo sviluppo economico e sociale di ogni territorio, anche attraverso la capacità di attrarre risorse umane qualificate analogamente a quanto avviene nel movimento dei capitali e delle imprese . Questa evoluzione ci interroga sul posizionamento del nostro paese, sulla sua capacità di attrarre risorse umane qualificate, e di garantire ai nostri giovani la possibilità di fare esperienze formative e lavorative in altri paesi in condizione di reciprocità con gli stessi.

Le migrazioni dai paesi poveri, o in via di sviluppo, verso quelli più sviluppati continueranno ad avere un peso rilevante sui flussi migratori, ma rimane importante contingentarle, per motivi si sostenibilità generale e delle stesse persone coinvolte, agli effettivi fabbisogni del mercato del lavoro locale. Pertanto è doveroso mantenere la distinzione tra i doveri di accoglienza verso i profughi, sulla base del diritto internazionale e degli effettivi requisiti delle persone, e i migranti per motivi economici per i quali gli stati devono mantenere la prerogativa di autorizzare gli ingressi, e il mantenimento della residenza in ragione delle opportunità di inserimento nel mercato del lavoro e di sostenibilità del reddito delle persone e dei nuclei familiari.

Infine è doveroso porsi il problema di come concorrere al potenziamento delle iniziative delle istituzioni internazionali per rafforzare gli interventi verso le persone in fuga da conflitti bellici o da gravi calamità naturali, in forte aumento, e che per la stragrande parte rifluiscono verso i paesi limitrofi altrettanto poveri. Questi flussi migratori sono estremamente diversificati al loro interno, come diverse sono le possibili soluzioni che vanno ponderate al fine di valorizzarne le potenzialità e di limitare i costi sociali, adottando analisi corrette e avendo una chiara percezione del posizionamento del proprio Paese nelle dinamiche migratorie. Consideriamo un grave errore approcciare questi problemi con gli atteggiamenti semplicistici, pro o contro i migranti, che purtroppo stanno dominando la scena politica.

LE INNOVAZIONI POSSIBILI Nella consapevolezza che, per le ragioni evidenziate, sia necessario innovare profondamente le politiche per l’ immigrazione sinora adottate in Italia e in Europa, vogliamo indicare quelli che , a nostro avviso , dovrebbero essere i capisaldi di una nuova politica sul tema. REVISIONE DELLE MODALITA’ DI AUTORIZZAZIONE DEGLI INGRESSI PER MOTIVI DI LAVORO L‘ attuale sistema di programmazione annuale degli ingressi per profili generici, ormai obsoleto e inutilizzabile, va sostituito con uno più flessibile, basato sul rilascio alle imprese o ad intermediari accreditati, di una pre autorizzazione per la selezione di personale qualificato, previa verifica della effettiva carenza di offerta disponibile nel territorio. Tale pre autorizzazione deve essere trasformabile in un permesso di soggiorno provvisorio per motivi di lavoro, dopo l’ accertamento delle condizioni di sussistenza della qualifica professionale, l’ assenza di reati a carico, l‘ iscrizione a un corso per l’ apprendimento della lingua italiana, la disponibilità di una abitazione.

Café LibertyCONDIZIONE DI PERMANENZA NEL TERRITORIO ITALIANO E DI RICONGIUNGIMENTO PER I FAMILIARI Mantenimento del requisito minimo di reddito ovvero obbligo di partecipare ai programmi di reinserimento lavorativo per i disoccupati. Verifica delle condizioni di apprendimento della lingua e della partecipazione ai percorsi scolastici obbligatori da parte dei figli. Definizione di un programma rivolto a contrastare i livelli di impoverimento dei nuclei familiari rigorosamente ancorato all’inserimento lavorativo e alla frequenza scolastica dei figli. ACCELERAZIONE DELLE PROCEDURE E DEI TEMPI DI ACQUISIZIONE DELLA CITTADINANZA ITALIANA Definizione di criteri, che possono dar luogo anche a punteggi, che consentano di anticipare i tempi di acquisizione della cittadinanza ( con un minimo di permanenza di 8 anni per almeno un genitori ), anche per figli nati in Italia o ricongiunti, sulla base della valutazione dei comportamenti delle persone e dei nuclei familiari negli ambiti: civile, scolastico, lavorativo.

POLITICHE PER L’ ACCOGLIENZA DEI PROFUGHI, IN ITALIA E IN EUROPA, E DI SOSTEGNO AI PROGRAMMI DI COOPERAZIONE – Promuovere la costituzione di una forte Polizia di Frontiera Europea, da impegnare nelle aree di elevata criticità dei flussi irregolari d’ ingresso di migranti, sulla base di decisioni assunte nell’ ambito del Consiglio dei Ministri della UE. l’ azione della Polizia di frontiera UE dovrà caratterizzarsi come supporto organico agli Stati aderenti più esposti nelle attività di contrasto, identificazione, espulsione dei migranti che non hanno i requisiti di protezione, trasferimento degli stessi in altri territori UE; – Predisposizione di piani di distribuzione dei migranti che hanno il requisito di protezione, nell’ ambito dei paesi aderenti alla UE verificando le condizioni di sostenibilità dei mercati del lavoro locali e finanziando i programmi di integrazione; – Definizione di un programma pluriennale di sostegno alla definizione di accordi bilaterali o multilaterali tra paesi aderenti con quelli di origine dei flussi migratori.

Inserimento, nelle linee di intervento dei fondi sociali, dei programmi di sostegno alla mobilità circolare dei migranti per favorire esperienze formative e di lavoro con la prospettiva del rientro nei paesi di origine; – Revisione delle modalità e dei tempi di gestione dei ricorsi avversi ai pronunciamenti negativi delle commissioni di esame delle richieste di protezione internazionale. Istituzione di un ramo della magistratura dedicata alla gestione di tali ricorsi, e riduzione , sino all’ annullamento dei rimborsi per gli avvocati d’ ufficio nel caso di ricorsi palesemente infondati; – Istituzione di un albo dei soggetti accreditati a partecipare ai bandi per la gestione dei centri di accoglienza e di una attività di ispettorato permanente per la verifica delle attività svolte;

A.la.t.Ha.– Distribuzione concordata con le regioni e con gli enti locali dei migranti che hanno richiesto il permesso di asilo; – Definizione di un programma nazionale di inserimento lavorativo, cofinanziato con fondi europei, nazionali e regionali, per i profughi riconosciuti, basato su un codice dei diritti  dei doveri del migrante, e avvalendosi delle agenzie del lavoro accreditate per sviluppare progetti di inserimento personalizzati remunerati sulla base dei risultati ottenuti; – Mobilitazione delle risorse nazionali destinate al sostegno dei programmi di cooperazione per la finalità di potenziare gli interventi delle associazioni, delle imprese, delle famiglie nei paesi in via di sviluppo ritenuti di interesse strategico per l’ Italia. PROPOSTE PER UNA BUONA POLITICA DELL’ IMMIGRAZIONE

 

La Newsletter di “ Il Simpatizzante “, mese di: LUGLIO 2019 AGOSTO di: A. ROSI & R. FERRARI

Vi aspetti-AMO QUI’: https://www.pensionatiitaliani.it/download/

Pag. 3 e 4: Consigli per le Vacanze: CASA AL MARE IN AMBIENTE SERENO E FAMIGLIARE , A 100 MT DALLA SPIAGGIA,  e poi  .  .  .     tanto altro ancora !

Cordiali saluti.

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UNA PROPOSTA DI POLITICA  SULL’ IMMIGRAZIONE

Di: Ettore Bonalberti

Con il caso della nave Sea Watch 3, si è riaperto il dibattito sulla politica salviniana in materia di immigrazione. Un tema importante per alcuni, sicuramente funzionale al disegno salviniano di conquista del consenso populista, tema di “ distrazione di massa ” per altri, posto al centro dell’ attenzione mediatica per non affrontare i temi più rilevanti di natura economica e sociale che attengono agli interessi e ai valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari italiane.

Nel mio ultimo saggio su: ” Elezioni europee, la visione dei liberi e forti ” (   https://ilmiolibro.kataweb.it )  ho riportato integralmente , condividendola, la proposta redatta dall’ amico Natale Forlani, già segretario CISL, componente del direttivo del Movimento “ Costruire Insieme ”, dato che considero quell’ indicazione programmatica una delle più approfondite e serie riflessioni su un tema strategico destinato a rimanere nell’ agenda politica italiana, europea e internazionale per molti anni.

Un tema collegato ai grandi fenomeni di spostamento di masse enormi di persone i cui dati sono stati puntualmente descritti nel mio saggio citato.

Mi permetto inviarvi il testo completo del report di Natale Forlani, su cui la DC potrebbe/dovrebbe aprire un dibattito per assumere nel prossimo XX Congresso nazionale deliberato dal recente Consiglio nazionale una posizione, mi auguro unitaria, condivisa.

Buona lettura e un cordiale saluto a tutti voi.

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Riccardo FERRARI

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