Di: Ettore Bonalberti

Siamo alla vigilia delle elezioni europee che si terranno il 23 Maggio prossimo e, ancora una volta, siamo alle prese con il “  che fare?  ” di noi “ DC non pentiti  ” e, più in generale, come partecipanti della più vasta area sociale e culturale di ispirazione cattolico democratica e cristiano sociale.

 

La lunga stagione della diaspora DC ( 1993-2019  ) non si è ancora conclusa e anche all’ interno di ciò che è rimasto della DC storica, permangono tentativi suicidi di divisione che più che alla “  maledizione di Moro  ” pensiamo siano ascrivibili alla stupidità di noi uomini. A qualcuno, in particolare, presente in misura più rilevante che mai.

 

Prima riflessione da fare è la seguente: ci interessa oppure no la scadenza elettorale per il rinnovo del parlamento europeo? Io ritengo di sì, considerato che in quella sede si discutono i grandi temi dello sviluppo economico, finanziario e sociale dell’ Unione europea, e si decidono scelte rilevanti sul piano dei valori per noi cattolici non negoziabili.

 

In secondo luogo perché queste elezioni si faranno con il sistema proporzionale puro, quello che volle introdurre non a caso Luigi Sturzo agli inizi del ‘900 e che la DC seppe conservare sino all’infausta decisione di scelta del maggioritario indicata da Mariotto Segni e sostenuta da De Mita, causa non irrilevante della fine politica della DC.

 

Certo bisogna fare i conti,  innanzi tutto, con la legge elettorale, rispetto alla quale sul tappeto sono presenti tre ipotesi di lavoro percorribili: quella che vorrebbe ci si presentasse con una lista autonoma di democratici cristiani con il simbolo dello scudo crociato, il che richiederebbe di raccogliere entro poco più di un mese, 150.000 firme ( 30.000 in ciascuno dei cinque collegi in cui è suddivisa l’ Italia per questa scadenza elettorale, con almeno 3000 firme in ciascuna delle regioni facenti parte del collegio di riferimento  ).

 

La seconda che prevederebbe che uno o più parlamentari nazionali e/o europei depositassero una lista di area DC e popolare senza necessità di raccolta delle firme. La terza, infine, ed è quella che personalmente ritengo più valida, di costruire il “ patto programmatico federativo costituente  ” condiviso il 5 Dicembre scorso e, quindi, concorrere alla formazione di una lista insieme a quanti si riconoscono nel programma politico del PPE.

 

Escludo la prima ipotesi, considerato che non siamo assolutamente nelle condizioni di poter raccogliere le firme nei tempi strettissimi di cui, ahimè, disponiamo e considerato che già alcuni partiti e/o associazioni, come quello del Popolo della famiglia di Adinolfi ( 0,66 % alle elezioni del 4 Marzo 2018 ) e di Pietro Pirovano con gli amici di Solidarietà, sono impegnati in questa raccolta su liste già formate o in via di formazione. Non bastasse la difficoltà nella raccolta, dubitiamo che una tale scelta sia in grado di ottenere un risultato al di sopra del 4%, che è il limite minimo di consenso raggiungibile per avere l’elezione di qualche deputato al parlamento europeo.

 

Anche la seconda, per quanto utile ed efficace sul piano tattico, su quello della concreta efficacia sul piano del risultato avrebbe le stesse difficoltà di cui sopra. Resta la terza opzione che si presta alla solita replica: ma allora volete andare con Berlusconi.

 

A questo rilievo critico che risente dello scontro ideologico che ha caratterizzato tutta la vicenda della seconda repubblica ( berlusconismo e anti berlusconismo, dicotomia replicante del vecchio della prima repubblica: preambolo e anti preambolo  ) vorrei rispondere con questi argomenti:

  1. Berlusconi e Forza Italia decisero di far parte del PPE su indicazione e sollecitazione degli amici compianti, Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo. Scelta la strada del PPE, Berlusconi e il suo partito sono diventati parti essenziali del PPE, sino a raggiungere con Antonio Tajani la presidenza del consiglio del parlamento europeo proprio in rappresentanza del PPE.
  2. Continuare a porre pregiudiziali all’ ipotesi di concorrere con gli amici di Forza Italia e di altri partiti, associazioni, gruppi e movimenti a una lista ispirata ai valori del popolarismo europeo, mi sembra una logica fuorviante, atteso che il PPE è la nostra casa ed è la casa dei nostri padri che la fondarono: Adenauer, De Gasperi, Monnet e Schuman. Una casa certamente da restaurare per farla ritornare ai principi di quei padri politici europei.
  3. Chi continuasse a sostenere tale pregiudiziale, dovrebbe chiarirci con chi intenderebbe allearsi per favorire l’ obiettivo di una rappresentanza della nostra area nel parlamento europeo. Con Carlo Calenda e la sua ipotesi di più ampia aggregazione delle forze europeiste? Un’ ipotesi già bocciata dal PD che, con Zingaretti, probabile vincitore del congresso di quel partito, punta all’ unità con LEU. In sostanza un ritorno al vecchio PDS, e il possibile accordo a sinistra con il M5S. O, peggio da soli, ricadendo così nell’ ipotesi 1, che considero oggettivamente impercorribile. Un’ ipotesi quella di Calenda che, d’ altronde, ci vedrebbe insieme alla Bonino, espressione della visione più laicista e radicalmente alternativa ai nostri valori non negoziabili, in materia di difesa della vita e dell’unità della famiglia naturale.

 

Ecco perché considero indispensabile una politica dei piccoli passi o da percorrere con i piedi ben piantati per terra. In un incontro tenutosi ieri a Brescia con alcuni amici di “  Costruire Insieme  ”, presenti il presidente, sen Ivo Tarolli e l’ amico Raffaele Bonanni, proprio di queste ipotesi abbiamo discusso, trovando una sostanziale unità di intenti anche con Piero Pirovano che ha presentato il suo progetto di raccolta firme.

 

Certo non si tratterà di entrare in una lista di Forza Italia, ma di dar vita a una lista di tutti i partiti, le associazioni e i movimenti che, riconoscendosi nel programma del PPE, intendono porsi in alternativa alla deriva populista e nazionalista sin qui dominante e alla guida bislacca del governo italiano. Una lista come “  L’ altra Italia con il PPE  ”, con il simbolo del PPE, sarebbe il contenitore ideale per una tale formazione, che potrebbe puntare ad almeno il 10 % e oltre del consenso.

 

Una lista che potrebbe essere la premessa per dar vita, subito dopo le elezioni europee, a un “ nuovo soggetto politico ampio, plurale, democratico, popolare, ispirato ai valori dell’ umanesimo cristiano, europeista e trans nazionale, inserito a pieno titolo nel PPE, da far tornare ai principi dei padri fondatori ”, Così scrivemmo e condividemmo nel seminario dei popolari organizzato da “  Costruire Insieme  ”, il 23 Giugno scorso a Verona e confermato nel documento “patto programmatico federativo costituente  ”, sottoscritto il 5 Dicembre tra la DC e gli altri partiti e movimenti di area.

 

Agli amici Renato Grassi, Gianni Fontana, Ivo Tarolli, Gianfranco Rotondi, Mario Tassone, Mario Mauro, Giorgio Merlo, Lorenzo Cesa e ai tanti rappresentanti delle diverse associazioni, movimenti e gruppi di area cattolica e popolare, il compito di attivarsi in un immediato “  forum civico popolare  ”, come indicato dal card Bassetti, per impegnarsi in una strategia dei piccoli passi, a partire dalla condivisione di un progetto di formazione educativa e di informazione/controinformazione a quella oggi dominante su temi quali: reddito di cittadinanza, politica dell’ immigrazione e integrazione, puntando a sostituire alla propaganda diffusa a piene mani ogni giorno dai giallo verdi,  un processo di autentica formazione di una rinnovata classe dirigente.

 

La scuola di formazione politica annunciata da “  Costruire Insieme  ” e il prossimo lancio del libro dell’ associazione, contenente il codice etico e il programma per l’  Italia, potrebbero costituire proprio quella “  zattera  ” sulla quale cercare di far ripartire senza velleità e tutti INSIEME, l’ impegno politico dei cattolici e dei popolari in Italia e in Europa.

 

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale della DC

Venezia 31 Gennaio 2019

 

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