Di: Ettore Bonalberti

Sono sempre più frequenti i messaggi provenienti dalla gerarchia cattolica per un rinnovato impegno dei cattolici nella politica italiana. Ultimo in ordine di tempo, l’ intervento di padre Spadaro, direttore de “  La civiltà Cattolica  ”, con le sue parole chiave, ricetta per reagire alle paure diffuse tra la gente.

Sono quelle della “  paura  ”, dominante nel dibattito politico italiano, contro cui, come indica Papa Francesco è necessario compiere “  gesti che si oppongono alla retorica dell’ odio  ”.

La seconda parola è quella dell’ ”  ordine  ”, che fa a pugni con la situazione di permanenti conflitti a livello internazionale, per perseguire il quale padre Spadaro indica una “  solida collocazione internazionale dell’ Italia e un’attiva politica estera specialmente nel Mediterraneo, punto di incontro di Europa, Africa e Asia. Forse occorre evocare un nuovo ordine mediterraneo. ”

La terza parola è quella di “ migrazioni  ”, che sembra divenuta centrale nella vulgata politica nazionale, e su questo tema, ai muri e alla chiusure egoistiche, padre Spadaro invita a lavorare per l’ integrazione.

Quarta parola “ popolo ”, da non confondere con il populismo, considerando con Papa Bergoglio che “  la questione centrale oggi è quella della democrazia  ”.

Segue il termine “  partecipazione  ” che permetta di passare dalla condizione di “  abitanti europei a quella di cittadini europei  ”. Il richiamo alle tre T di Papa Francesco, Tierra, Techo, Trabajo, ossia: Terra, casa e lavoro, sono i fondamentali per dare dignità alla vita umana. Partecipazione,  dunque, come ritorno a riconnettersi con la gente: dal populismo al popolarismo.

Ritorno al “  popolo  ”, che è stata la stella polare di tutta la storia dell’esperienza politica dei cattolici democratici e dei cristiano sociali, dall’  appello sturziano ai Liberi e forti del 18 Gennaio 1919, alla DC di De Gasperi, Fanfani e Moro della lunga stagione del potere (  1948-1992  ).

Ad essa é seguita la dolorosa stagione della diaspora (  1993-2019  ) tuttora in fase di complessa e difficile ricomposizione, considerata la multiforme realtà dell’ area cattolica e popolare, la crisi oggettiva dell’ associazionismo cattolico e della stessa organizzazione ecclesiastica, cui si accompagna la deleteria divisione tra le diverse organizzazioni meta politiche e partitiche che, a diverso titolo, tentano di richiamarsi all’esperienza popolare e/o democratico cristiana.

Nel 1946-47 fu la voce di Papa Pacelli che si fece sentire alta e forte per un impegno diretto dei cattolici nella politica italiana, di fronte al rischio della vittoria del fronte social comunista. Una Topolino messa a disposizione di Luigi Gedda e Maria Badaloni permise loro di girare tutta l’ Italia e di dar vita all’ Associazione dei Maestri Cattolici (  AIMC  ), primo nucleo fondante dell’unità politica dei cattolici nella DC.

Seguirono le iniziative di Achille Grandi con le ACLI, di Paolo Bonomi con la Coldiretti, di  Giulio Pastore con la CISL, ossia la nascita di una rete sociale, prima ancora che politica, in grado di saldare gli interessi dei ceti medi produttivi con quelli delle classi popolari, uniti nei valori fondanti della dottrina sociale cristiana: centralità della persona e della famiglia, ruolo essenziale dei corpi intermedi, i rapporti dei quali da regolare secondo i principi della solidarietà e della sussidiarietà. Quelli che i democratico cristiani alla Costituente, Dossetti, La Pira, Fanfani, Moro, Mortati e Lazzati, seppero introdurre a fondamento della nostra Costituzione repubblicana.

Noi da vecchi “ DC non pentiti  ” è dal 1993 che continuiamo la nostra lunga battaglia per la ricomposizione dell’ area cattolica e popolare italiana, pur tra mille difficoltà, incomprensioni, personali amarezze, convinti come siamo che, nell’ età della globalizzazione, servirebbe veramente un “  Appello ai Liberi e Forti 2.0  ”, a misura di quello sturziano del 1919. Quella fu la  risposta dei cattolici all’ appello lanciato con la Rerum Novarum da Papa Leone XIII per la soluzione dei problemi posti dalla prima rivoluzione industriale. Oggi, sostenuti dalle indicazioni pastorali di Papa Benedetto XVI ( Caritas in veritate  ) e di Papa Francesco ( Evangelii Gaudium e Laudato Si  ), il nostro impegno è quello di inverare nella città dell’ uomo questi orientamenti, nella difficile fase storico politica vissuta nell’ età della globalizzazione con il ruolo dominante del turbo capitalismo finanziario.

Il 17 Gennaio prossimo, con la partecipazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’ Istituto Sturzo di Roma si celebrerà in forma solenne il centenario dell’appello sturziano. Noi stessi democratici cristiani tutti insieme a quanti vorranno unirsi nel patto programmatico costituente sottoscritto il 5 Dicembre scorso, Venerdì 18 Gennaio prossimo celebreremo presso la saletta della Camera dei Deputati, con il ricordo dell’ appello sturziano, l’indicazione di un progetto politico in grado di offrire al Paese una nuova speranza.

Certo, ci sentiamo orfani di personalità all’ altezza dei nostri padri fondatori, ma la nostra determinazione nell’ impegno per ricomporre ciò che da molto, troppo tempo, è rimasto diviso, resta ferma e indistruttibile.

Serve l’ aiuto di tutti i democratici cristiani e popolari italiani e, soprattutto, l’ adesione appassionata  di una nuova generazione DC e di popolari, alla quale intendiamo consegnare con orgoglio il testimone della nostra migliore tradizione politico culturale.

E che il Signore ci assista!

Ettore Bonalberti

Vice Segretario nazionale DC

Venezia, 4 Gennaio 2019