“ Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni ”, scriveva Leo Longanesi. Il rituale dell’inaugurazione contempla autorità in pompa magna, folla festante, tv e giornali; la manutenzione, nulla di tutto questo.

Così territorio e infrastrutture sono abbandonati a se stessi. Gli incendi dolosi ( perché sono rarissimi i fenomeni di autocombustione ) secondo la stima di Legambiente, solo nella primavera-estate 2017 hanno mandato in fumo oltre 72.000 ettari di superficie boschiva; nei periodi di siccità la carenza d’ acqua viene aggravata dalla vetustà della rete idrica che, secondo le stime del Censis,  causa la perdita di almeno il 32% del prezioso elemento; il frequente succedersi di disastrose alluvioni e frane testimoniano la drammatica realtà di un dissesto idrogeologico condizione prevalente in vaste aree del territorio nazionale.

Se a questi eventi, le cui cause sono ampiamente riconducibili alla responsabilità di noi cittadini, massime quelle di chi è titolare di funzioni politico istituzionali, aggiungiamo  i  frequenti terremoti che sconvolgono intere comunità con centinaia di vittime e danni che superano di gran lunga i costi della prevenzione, l’ Italia mostra sempre più l’immagine di un Paese più dedito al lifting che alla cura dei propri mali.

L’ Italia possiede uno straordinario patrimonio culturale e paesaggistico, che non tutela e valorizza adeguatamente. Sono 49 i siti riconosciuti dall’ Unesco come “ patrimonio dell’ umanità ”. Si tratta della maggiore concentrazione al mondo ( l’ Italia precede la Cina che ne conta 45,  il Regno Unito 11 e la Germania 10 ). Oltre a 100.000 chiese, il patrimonio immobiliare storico-monumentale in Italia vanta circa 60.000 immobili, fra castelli ( 3.000 ) torri, palazzi e ville.  Oltre la metà di questo tesoro è manutenuto a cura e spese di privati.

Diventa quindi sempre più urgente l’ adozione di un grande Piano di servizio civile nazionale, da coordinare con le realtà regionali, per la prevenzione e la tutela. Esso, come suggerito da un grande esperto, Ettore Bonalberti, si dovrebbe basare sui seguenti punti:
– Monitoraggio di parametri idrologici e geologici;
– Analisi e mappatura dei rischi naturali;
– Definizione di piani di gestione delle emergenze in caso di disastri naturali;
– Definizione di linee guida di intervento mirati alla riduzione dei rischi.

FONTE: Achille Colombo Clerici

 

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