Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it;   viruslibertario@gmail.com.

Poiché l’Italia non era capace di riformarsi da sola, ha aderito all’ UE, cioè è diventata succube della Germania, la quale, invece di aiutarla sul piano normativo e delle riforme, ad esempio nel settore giustizia, scuola e fisco, punta al suo esaurimento economico e al suo smembramenti a favore di Francia Germania e Vaticano. Purtroppo Di Maio, a causa dei dispetti della politica, ha gettato Salvini tra le braccia dell’ultimo agente europeo, Berlusconi, ma sono agenti europei anche Tajani e Gentiloni, tutti nemici dei populisti, cioè dei partigiani del popolo.

Delle imposte ho scritto, il sistema dovrebbe basarsi solo su imposta sul reddito, Iva e imposta di successione; invece le pensioni dovrebbero avere soprattutto un effetto sociale e ridistributivo del reddito. Chi ha lavorato solo 20 anni, non dovrebbe avere una pensione inferiore a quella sociale, a quella di reversibilità e al reddito di cittadinanza, perché, chi ha lavorato poco, in realtà è stato spesso disoccupato, ha lavorato in nero, ha avuto impegni di famiglia, ma anche lui ha diritto di vivere.

La spesa pensionistica, quando occorre, si può ridurre, ma non con le alchimie contabili, come la quota cento, ritengo che, con 35 anni di lavoro, tutti hanno diritto al 60% dell’ ultimo stipendio, senza indennità, con esenzione, come accade all’estero, dell’ imposta sul reddito. La pensione dovrebbe aumentare del 2% l’ anno, per ogni anno lavorato in più, in tal modo, la data del pensionamento la stabilirebbe il lavoratore.

Naturalmente, i pensionati privilegiati non sono d’ accordo con questa proposta, ad ogni modo, per loro dovrebbe vigere la pensione massima e unica, includente tutte le pensioni, di 4.000 euro netti il mese; mentre la pensione minima dei lavotatori dipendenti dovrebbe essere di 1.200 euro netti il mese. Se il Pil non cresce e i consumi nemmeno (non molti anni fa la sinistra raccomandava la crescita zero e la riduzione dei consumi), non crescono automaticamente la produzione e l’occupazione.

Perciò, per dare lavoro ai giovani, bisogna mandare in  pensione i vecchi e impedire che lavorino più a lungo; inoltre, sarebbe opportuno ripartire il monte ore di lavoro, diminuendo, a parità di salario, ore di lavoro, giornate di lavoro e proibendo, per quanto possibile, doppio lavoro e cumulo lavoro pensione. Con questa semplice ricetta, si otterrebbe la piena occupazione, ma aumenterebbero costi e prezzi e perciò i salari e le pensioni andrebbero indicizzati; purtroppo oggi, tra gli economisti di corte, su indirizzo dei mercati, domina la deflazione o calmierazione dei prezzi e dei salari. Capitalisti e FMI non sono d’ accordo a ripartire il lavoro, preferiscono fare immigrare persone che lavorano per più ore e con salari ridotti, puntando anche, con un certo lasso, alla riduzione dei diritti per tutti.