Solo da quando in politica hanno cominciato a prevalere le logiche economiche sono tornati a presentarsi tra le forme urbane i grattacieli. Fino a che dominavano le ideologie, e parlo di quasi cinquant’anni, il mainstream dell’ urbanistica nazionale li aveva ostracizzati.

Come si poteva nelle nostre città celebrare il simbolo del capitalismo ?

A tal punto che a metà degli anni Ottanta avevamo addirittura costituito a Milano un think tank che diede vita ad una vera e propria campagna di propaganda con manifesti culturali e convegni a sostegno dell’ idea del grattacielo.
Ma i tempi non erano maturi.

Nel frattempo in Italia dominava una concezione distorta e miope di  ” città a misura d’ uomo “. Una concezione che andava bene all’ epoca del Manzoni, quando la popolazione italiana era meno di un terzo ( 17 milioni ) della attuale: contenuti indici volumetrici fondiari e quindi limitazioni costruttive in altezza, proliferazione di urbanizzazioni primarie alla rincorsa degli insediamenti privati, quindi grande consumo di suolo.

Oggi, il suolo l’ abbiamo ormai consumato ( 21 mila chilometri quadrati ) e l’ Europa ci impone di risparmiarlo. Ma lo fa con una direttiva che si attaglia alla situazione della Francia e della Germania, non a quella del nostro Paese, che presenta il 40 % del territorio non urbanizzabile perché montuoso.

Inoltre, stanno arrivando le ondate di migranti che pongono il problema del ” tetto a tutti “. Ma i padri dell’urbanistica ideologica cosa dicono?

Non rimane che demolire i casamenti più vetusti e realizzare le torri-grattacielo, che possono essere una soluzione dal punto di vista ambientale, economico, sociale. Oltre a consentire minore consumo di territorio o addirittura renderlo nullo come nei centri urbani, i grattacieli consentono un risparmio energetico molto significativo.

Va bene, peccato che si frapponga l’ ostacolo del milione e più di condomini inamovibili, creati dalla cinquantennale politica di sfavore verso la locazione privata, altra faccia della distorsione del concetto di città a misura d’ uomo. Chi li convince, milioni di condomini, a trasferirsi temporaneamente in un altro alloggio, sia pure con la prospettiva di una nuova abitazione più confortevole, più bella e sicura?
Ma questo è un altro capitolo.

FONTE: Achille Colombo Clerici