ITALIA  –  USA  – ISLAM

viruslibertario.itLa corte dei conti regionale di Trieste, alla quale dovrebbero aggiungersi quelle di altre regioni italiane, ha sollevato la questione di legittimità, davanti alla corte costituzionale, per il taglio delle pensioni superiori a 100.000 euro lordi l’anno e per il blocco delle relative rivalutazioni, previsti dalla legge 145/2018, perché violerebbero gi articoli 3-36-38-53 della costituzione.

La corte afferma che la legge viola i principi di ragionevolezza, adeguatezza e affidamento, è discriminatoria e non è dettata dall’ eccezionalità del settore previdenziale, perché non esiste l’ esigenza del contenimento della spesa pubblica e di quella previdenziale. Queste osservazioni paiono ignorare il principio di equità e i rilievi europei sui deficit del bilancio pubblico e sulla necessità della riduzione del debito pubblico italiano, ma i giudici non amano fare sacrifici.

Contri questi tagli alle pensioni, anche le associazioni di pensionati Federspev e Confedir hanno presentato, in tutta Italia, migliaia di ricorsi; fino a oggi, le riforme delle pensioni hanno colpito solo i comuni lavoratori che, con l’ acquiescenza sindacale, hanno finanziato, con i loro contributi, l’ assistenza e tante pensioni privilegiate.

(  Per le notizie, fonte: Michele Poerio – startmag.it  ).

 

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L’ Italia è sempre sotto tiro, da parte dell’ UE, per il suo debito pubblico, ma ora sembra che anche Mario Monti critichi la politica di austerità della commissione europea, però l’ Italia  non è realisticamente in default; invece e apparentemente, sembra che il Vaticano sia vicino al fallimento, ma i suoi debiti possono servire anche a celarne la ricchezza. Nel 2018 il bilancio dell’ Apsa, la banca centrale che gestisce gli immobili del Vaticano, ha presentato un passivo ma, non è riuscita a determinare, in maniera precisa, il vero deficit.

La santa sede ha 4.421 immobili, per mezzo milione di metri cubi, del valore di 2,7 miliardi di euro; per 41% sono case, per il 26% uffici e per l’ 8% negozi, spesso sono il risultato di lasciti testamentari di vedove che volevano conquistarsi un posto in paradiso. 800 di questi immobili sono sfitti e papa Francesco, invece di limitarsi predicare a favore dell’ immigrazione, potrebbe destinarli agli immigrati, 3.200 di essi sono in locazione.

Il canone medio è di circa 8 euro al metro quadro, con uno sconto sul prezzo di mercato di circa il 45%, i morosi sono in aumento; a volte, la chiesa usa questi immobili in locazione come moneta di scambio a favore della politica, per ottenerne dei benefici. L’ obolo di san Pietro arriva, da tutto il mondo, per il papa, ma è usato a favore della beneficenza solo per il 13% circa, la parte maggiore serve per mantenere le strutture ecclesiastiche del Vaticano.

In Italia l’ 8°% dell’ Irpef è destinato, per il 50%, al mantenimento dei preti, mentre l’ altro 50% è gestito dai vescovi, che controllano banche popolari e hanno investimenti speculativi all’ estero. La chiesa è amministrata male, le offerte dell’ obolo vengono da diocesi, fondazioni e fedeli, i paesi maggiormente contribuenti sono Germania, Stati Uniti e Italia, ma i contributi diminuiscono.

L’ Apsa ha anche cospicui depositi, ma non ha ancora fatto un vero censimento delle sue proprietà immobiliari; per il 2019 ha previsto un deficit di quasi 100 milioni di euro, pesano le spese per il personale e quelle per le nunziature di tutto il mondo. Scendono i contributi a favore dell’ Apsa di Ior e governatorato, il bilancio consolidato del 2018 ha presentato una perdita di 43,9 milioni, è peggiorata sia la gestione operativa che quella finanziaria.

I deficit più importanti della chiesa vengono dalla Segreteria di stato e dall’ Apsa che, con l’ Ior, costituiscono le tre banche del Vaticano. La segreteria di stato ha depositi per 650 milioni di euro, l’ Apsa è la banca centrale e perde nella gestione operativa e in quella finanziaria speculativa. In Vaticano manca un vero inventario del patrimonio e un bilancio consolidato patrimoniale, economico e finanziario.

Spesso è stato soccorso dallo stato italiano, ad esempio, è successo con la crisi del banco Ambrosiano; non paga al comune di Roma elettricità, gas e smaltimenti dei rifiuti, al governo italiano non paga i trasporti in aereo del papa e 200 carabinieri fanno servizio in Vaticano, pagati dal governo italiano. La chiesa ha esenzioni fiscali, però partecipa al capitale di banche nazionali e popolari, queste seconde in mano ai vescovi.

Vive in mancanza di regole economiche e di bilancio e di normative interne, ha una gestione clientelare e una contabilità evanescente. Chi ne beneficia è contrario alle riforme di papa Francesco in materia economica e finanziaria; tante sono le resistenze al cambiamento e alle riforme e le lotte di potere. I vertici della chiesa, che non è una democrazia di popolo, sono nominati dal papa, che ha anche nominato il revisore generale dei conti, Milone, i quale però, sconsolato, ha dato le dimissioni, che il papa ha accettato, nominando alla carica il suo vice.

Sono tante le zone d’ombra economico finanziarie, Il prefetto della segreteria per l’economia, l’australiano George Pell, per difendersi dalle accuse per pedofilia, rinunciando all’ immunità diplomatica, ha dato le dimissioni ed è tornato in Australia; la chiesa chiede la castità ai preti, ma in Vaticano i pedofili sono protetti e gli omosessuali non sono discriminati, cioè fanno carriera e vi costituiscono anche un partito.

Pell investigava sui conti e sugli investimenti del Vaticano e sull’ Aif, l’ autorità antiriciclaggio vaticana, perciò qualcuno ne ha favorita l’epurazione, la pedofilia potrebbe anche essere stato un pretesto; ora il papa, per le sue riforme, si appoggia sul cardinale Marx, dell’ arcidiocesi di Monaco. In quella città i fedeli disertano le chiese ma, aderendo a una religione cristiana, pagano la tassa ecclesiastica obbligatoria e ne beneficiano le chiese protestanti e cattolica.

Il patrimonio dell’ arcivescovado ammonta a 3,5 miliardi di euro e aumenta tutti gli anni, esso dà lavoro a 16.000 persone, mentre 20.000 lavorano gratuitamente per la caritas.  Papa Ratzinger aveva criticato l’ imposta ecclesiastica, affermava che, grazie a essa, per i fedeli la chiesa era diventata solo un datore di lavoro e non erano mossi dalla fede, ma avevano solo un contratto con la chiesa, rappresentata dalla sua burocrazia.

Chiesa e stato, fin dalla loro nascita, hanno sempre promesso riforme, per la chiesa cattolica occorrerebbe trasparenza, poche prediche e un vero bilancio consolidato e revisionato, sotto controllori, occorrerebbe un bilancio onnicomprensivo patrimoniale, economico e finanziario; quello patrimoniale dovrebbe includere l’ inventario di tutti gli immobili posseduti, in Italia e all’ estero, con il loro valore di mercato, aggiungendo a esso partecipazioni azionarie e bond.

Il ricavato della gestione economica e finanziaria non dovrebbe servire a remunerare gli alti prelati, ma dovrebbe servire a fare opere di beneficenza. La speculazione finanziaria, fatta dai dirigenti della chiesa cattolica, deve essere combattuta, la gerarchia della chiesa dovrebbe essere un’ emanazione democratica dei fedeli, e dei vescovi; ordini e congregazioni devono partecipare a tutte le decisioni della chiesa, della quale il papa dovrebbe essere solo il rappresentante. Insomma urge una riforma anche del governo della chiesa.

La chiesa deve rivedere la morale sessuale, la sua posizione su aborto, divorzio ed eutanasia, deve abolire il celibato ecclesiastico, deve fare una revisione della dottrina e della storia della chiesa; mentre lo stato ha fatto alcune riforme, la chiesa cattolica le ha subite da altre chiese, il concilio Vaticano II è stato svuotato e Giovanni Paolo I è stato boicottato. Senza queste riforme, il cattolicesimo, e il cristianesimo in genere, incalzati dal mondo moderno e dall’ Islam, sono destinati a estinguersi; però, poiché la chiesa cattolica ha potere politico ed economico, esisteranno sempre cattolici per convenienza e per fare carriera.

(  Per le notizie, fonte: Gianluigi Nuzzi – Il giudizio universale – Andrea Mainardi – startmag.it  ).

 

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I debiti pubblici servono allo stato per giustificare l’ elevata tassazione, a sua volta giustificata dalla protezione dello stato concessa ai sudditi, che genera sprechi e privilegi; essi servono agli stati esteri per vincolare, in materia politica, economica e militare, le scelte degli stati semisovrani; servono alla speculazione internazionale per lucrare, con interessi usurai, sul debito pubblico. Se dal 1089 l’ Italia avesse pagato interessi molto più bassi sul suo debito pubblico, oggi questo non supererebbe il 60% del Pil, come vogliono i trattati europei.

Dopo l’ unità italiana, l’ Italia era sotto controllo inglese perché doveva rimborsare all’ Inghilterra i prestiti contratti con l’ epopea risorgimentale, inoltre, l’ Italia si era accollati anche i debiti esteri dei singoli stati italiani preunitari. Dopo la seconda guerra mondiale, gli alleati vincitori si fecero in quattro per limitare i rapporti italiani, dettati soprattutto da ragioni economiche, con la Russia e con i suoi alleati e, anche se gli italiani non se ne accorsero, perché l’ informazione e le massime istituzioni li avevano assopiti, misero l’ Italia sotto la tutela soft francese, perché la Francia aveva vinto gloriosamente la seconda guerra mondiale.

Le società di rating, la commissione europea e il Fondo monetario, diretto dalla francese Lagarde, con le loro analisi, facevano salire l’interesse dei BTP, che perciò impediva la riduzione del debito, come succede anche ai debitori privati usurati. La Francia si accaparrava i BTP ad alto interesse e a lunga scadenza e l’ Italia faceva prestiti a 30 e 50 anni, ad alto interesse, riservati agli amici, cioè a stati e banche, che gli italiani non riuscivano ad accaparrarsi alle aste, in prima emissione, ma li compravano al mercato secondario, venduti dalle banche, che ne guadagnavano la plusvalenza.

Io ritengo che uno stato amico degli italiani avrebbe dovuto fare emissioni in Bot a basso rendimento, e per tutto il fabbisogno. Per la somma non sottoscritta, dopo 15 giorni avrebbe dovuto fare un’ asta in BTP a 5 anni, a tasso leggermente più alto, e dopo altri 15 giorni un’ altra asta di BTP a 10 anni, per la cifra rimanente, con tasso ancora un po’ più alto; tra i sottoscrittori andava data la precedenza agli italiani che, dal 1945 in poi, non sono mai fuggiti dai titoli pubblici dello stato.

In tal modo l’ Italia, come ha fatto il Giappone, avrebbe risparmiato tanti interessi, avrebbe ridotto il suo debito pubblico e si sarebbe sottratta al ricatto dei paesi creditori; speculatori internazionali e banche avrebbero guadagnato meno. Al vertice delle maggiori istituzioni italiane, ci sono agenti di stati esteri, prima dell’ unità italiana, in Vaticano e in altri stati si vendevano gli uffici pubblici e chi li comprava, faceva un investimento e li faceva fruttare; queste cose accadono ancora oggi.

 

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Secondo i dati aggiornati di Bankitalia e BCE, ricordati da Paolo Savona, presidente della Consob, il quale aveva ricordato alla commissione europea che l’ Italia era solvibile e poteva indebitarsi anche per un importo pari al 200% del Pil, il saldo annuale del conto corrente valutario italiano con l’ estero, che include commercio e altre partite, presenta un saldo positivo di 51 miliardi di euro.

Il saldo attivo dei redditi di capitale finanziario è pari 17 miliardi di euro, la posizione finanziaria netta del paese è vicina al pareggio. Invece il passivo francese è pari al 17% del Pil, quello spagnolo è passivo e pari al 77% del Pil, quello portoghese è passivo e pari al 100%, quello greco è passivo e supera il 100% del Pil; quello Usa è passivo e pari al 35% del Pil, però non include i derivati e i dollari che sono debiti insoluti.

In pratica, grazie ai governi coloniali italiani, gli italiani sono stati spremuti dall’UE e dalle imposte e i risparmi italiani sono finiti, in gran parte, all’ estero, invece di finanziare lo sviluppo del paese. Così si spiega perché la Germania e la Francia, sostenuta da Mattarella, non vogliono nuove elezioni che potrebbero portare all’avvento di un governo Salvini-Meloni capace di rendere sovrana l’ Italia.

(  Per le notizie, fonte: Pasquale Cicalese – sinistrainrete  ).

 

USA

Secondo il FMI, nel mondo ammontano a 15.000 miliardi di dollari le obbligazioni statali e private a tasso negativo, mentre ammontano a 19.000 miliardi di dollari i debiti delle imprese a rischio di default; questa situazione è stata favorita dal QE attuato dalle maggiori banche centrali del pianeta, per prevenire il rallentamento delle economie. Quest’ ondata di liquidità senza costo, ha spinto le imprese a indebitarsi di più e ha spinto gli investitori istituzionali, in cerca di rendimenti, a dirigersi verso impieghi più rischiosi.

La capitalizzazione di mercato di alcune banche è bassa, sono aumentate le esposizioni in dollari e i prestiti in dollari sono diventati più rischiosi; per prevenire un’ altra grande crisi economica, occorrerebbe rafforzare la cooperazione finanziaria internazionale, che oggi esiste solo per criticare il debito pubblico italiano. I debiti delle imprese sono un rischio imminente, d’ altra parte, queste aziende, con utili ridotti o in perdita, non sarebbero in grado di pagare interessi più elevati.

Ad ogni modo, il governatore della banca d’ Italia, Ignazio Visco, ha affermato che in Italia l’ indebitamento delle imprese è in proporzione minore che in Usa e in Europa settentrionale, fino a oggi, FMI e UE hanno preferito rimarcare solo il debito pubblico italiano.

(  Per le notizie, fonte: Vittorio da Rold – Financial Louge – business insider Italia  ).

 

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Wall Street Journal afferma che le agenzie di rating Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch, che danno valutazioni sul debito di stati e imprese, hanno dato valutazioni sopravvalutate a diverse grandi imprese, rinnovando la valutazione precedente con il rating BBB sul debito. Per il giornale, l’ impresa Newell Brands ha debiti enormi, quadruplicati anche a causa di una fusione, eppure Moody’s non ha abbassato il suo rating.

Altri nomi altisonanti hanno ricevuto valutazioni favorevoli sul loro debito, è il caso di IBM che, per un’altra fusione, ha recentemente raddoppiato il debito; queste valutazioni ottimistiche tengono però conto anche del precedente storico di un’ azienda e delle sue capacità di rimborsare i prestiti. Le banche centrali hanno consentito di portare il rendimento dei bond a livelli negativi e questa situazione ha fatto crescere l’ indebitamento, mentre i risparmiatori sono alla disperata ricerca di rendimenti.

Le società di rating sono restie ad abbassare i rating, spinte dalla speculazione, l’hanno fatto solo con l’ Italia; molti bond pubblici e privati sono detenuti da fondi pensionistici e previdenziali, che non potrebbero sostenere le perdite sui loro crediti. Solo oggi il FMI si è accorto che nel mondo, oltre i debiti degli stati, anche 19 trilioni di dollari di debito delle grandi imprese del mondo sono a rischio, ma la commissione europea guarda solo al debito degli stati dell’eurozona.

La società di rating S&P’s non ha ridotto il rating al debito della Kraft, per garantire alla stessa un po’ di respiro. Le tre sorelle di rating hanno anche cominciato a litigare per le loro valutazioni, cercano di difendere la loro credibilità in un mercato sempre più incerto. Solo adesso la Fed si è accorta della situazione, forse ha deciso, con FMI, che è il momento per una risoluzione controllata dell’ economia del debito, magari con la denuncia unilaterale, da parte degli stati, dei loro debiti, perché l’inflazione non li riduce. Intanto l’ attuale governo europeista italiano, indifferente, sta a guardare.

(Per le notizie, fonte: Mauro Bottarelli – it.businessinsider.com).

 

ISLAM

Gli Usa hanno deciso di ritirarsi dalla Siria; dopo la caduta dell’ Urss, d’accordo con la Turchia, sono intervenuti varie volte, a capo di una coalizione internazionale, in Irak, Afghanistan, Somalia e Siria, come la Francia lo ha fatto in Libia; contro l’Isis, gli Usa si sono appoggiati ai curdi, si dice che un Kurdistan indipendente non è nato perché mancava di uno sbocco al mare, che però manca anche alla Svizzera. Poi gli Usa, in Siria, hanno appoggiato i curdi contro Assad, alleato dei russi.

Ora Trump vuole ritirare gli Usa dal Medio Oriente, per dedicarsi ai problemi americani, perciò gli Usa hanno chiesto per la Siria una forza d’interposizione europea; però, l’attuale intervento turco non è stata una sorpresa, Francia, GB e Usa hanno ritirato preventivamene le loro truppe dalla Siria e ora i russi fanno da cuscinetto tra turchi e curdi. Nel 2016 Trump ha vinto le elezioni presidenziali promettendo il ritiro americano dal Medio Oriente.

Ora gli Usa sono autosufficienti per il petrolio, che non manca e può solo subire la speculazione sul suo prezzo, ma vendono armi all’Arabia Saudita che è loro alleata, applicano dazi e sanzioni a Cina, Russia ed Europa e, per gli Usa, l’ Europa è diventata un competitore come gli altri due; perciò Francia e Germania vogliono affrancarsi dagli americani, vogliono un esercito europeo da loro controllato e vogliono dirigere l’Europa, che potrebbe entrare in rotta di collisione con la Russia. La storia del mondo è sempre andata così.

 

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L’ Assemblea dell’Onu ha eletto i 14 nuovi membri del consiglio per la difesa dei diritti umani nel mondo, tra questi stati ci sono il Venezuela, la Libia e la Mauritania, accusati di non essere democratici; ma nessuno ha ancora dato una definizione univoca del termine democrazia, che sembra tanto una frode. In Mauritania, ex colonia francese, la schiavitù, abolita ufficialmente nel 1981, non è mai veramente scomparsa ed esiste in altri cinque paesi, anch’essi a dirigenza islamica.

Il paese è stato contrassegnato da diversi colpi di stato, l’ attuale presidente Mohamed Ould Ghazouani, appartenente all’élite arabo-berbera, che è una minoranza rispetto agli africani autoctoni, pare sia stato eletto con brogli elettorali, accade in altri paesi del mondo, che si fingono democratici perché indicono le elezioni. La Mauritania è un ponte tra Magreb arabo e Africa nera sub-sahariana, la sua popolazione è divisa in caste, la minoranza arabo-berbera occupa il vertice della società, mentre al gradino più basso sono gli africani che, in condizioni spesso schiavistiche, soprattutto se di religione non islamica, sono la maggioranza del paese e svolgono i lavori più umili.

Lo status di schiavo è trasmesso dalla madre al figlio o s acquista, come in tanti paesi del terzo mondo, per debito, lo schiavo non riceve alcuna paga per il suo lavoro di contadino, mentre le donne schiave fanno lavori domestici, i loro figli non ricevono istruzione. Nel paese si arrestano gli attivisti di organizzazioni anti-schiavistiche, è praticata la tortura e gli africani neri sono discriminati, e considerati una razza inferiore. La difesa degli interessi economici francesi nella regione, grazia anche al franco CFA e all’indifferenza dell’ UE, non è interessata a risolvere la situazione. (  Per le notizie, fonte: ilpost.it  ).

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it;  viruslibertario@gmail.com.