ITALIA   E   FRANCIA

L’ imperativo: che il sistema Italia divenga competitivo, nel Villaggio Globale.

Ma c’ é perdita di competitività, per alcuni prodotti italiani. Che sta succedendo?

Imprese che riducono, altre che si spostano nell‘ Est europeo, altre che hanno difficoltà a resistere. Sappiamo che la nostra competitività diminuisce. Il marchio Italia arranca. Importiamo merci meno costose o di migliore qualità, rischiamo di ridurre le esportazioni.

Eppure la società italiana ha un ottimo prodotto, che tutti in Europa ci invidiano: la creatività e la flessibilità dell’ Italiano medio. Anche per questo motivo é iniziata un’ altra emigrazione. Di Italiani provvisti di buona formazione e di buone intenzioni. Molti di loro faranno fortuna in Europa e fuori, non riuscirebbero a farla in Italia. Vanno cioè in quei Paesi ove la società é organizzata, con meccanismi che girano piuttosto bene. Ove le strutture statali curano gli interessi del cittadino, con serietà e impegno, anziché ostacolarlo come in Italia. Ove le leggi sono applicate. Questa é l’ U.E., e noi siamo l’ eccezione, assieme alla Grecia e qualche altro.

Il fattore primario della perdita di competitività italica che non é troppo considerato: la società che inizia a non funzionare, che é piena d’ inefficienze, d’ imprevisti, di pantani, d’ insuccessi a livello pubblico, di sopraffazioni al livello privato, d’ inaffidabilità. Tutto ciò ha alcune cause, che potrebbero essere eliminate, se gli Italiani amassero riflettere sugli eventi. Nel sistema Italia un pò di demagogia, molte chiacchiere, poco spazio ai fatti, alla riflessione; e la confusione sociale sembra recentemente aumentare.

Gli imprenditori, certo, vorrebbero migliorare la loro competitività. Chissà che un giorno ci riescano? Ma non certo nelle attuali condizioni sociali. Non potranno, senza una riflessione seria sulla divaricazione fra Italia ed U.E.

Discorrendo con un altro emigrato a Parigi, facciamo il punto. La crisi in atto in Italia, conveniamo, potrà meglio essere combattuta se facciamo qualche paragone con il resto dell’ Europa. Dopo, sarà più facilmente possibile identificare qualche handicap di cui forse occorrerà liberarsi.

Mi si dice “ le nostre regole sono antiquate ”. Rispondo: “ Prima di dire che abbiamo delle regole, mostratemi che esse non stanno solo sulla carta, ma sono applicate ”. Come é in genere nei Paesi dell’ U.E.

Il dialogo allora si sposta: “ Cerchiamo di capire perché gli Italiani sono l’ eccezione dell’ U.e., seguono, le regole quando il tempo é buono. Ma, se il tempo cambia ”.

Con una seria riflessione, potremmo forse scoprire che abbiamo interesse a capire come fanno i Francesi, e tanti altri Europei, a gestire in modo efficace e soddisfacente i macrosistemi, incluso il loro Paese. Anzi potremmo scoprire che ci sono molte cose ancora che dobbiamo imparare, prima di poter pretendere un giorno di applicare la costituzione, per tutti i cittadini, di facilitare gli imprenditori.

Il tessuto sociale italiano

Uno dei motivi per cui la società italiana funziona sempre meno ( in talune regioni c’ é oggi un’ evoluzione, purtroppo negativa ): ognuno può farsi la sua interpretazione personale delle regole. Severgnini ha scritto “ tanti Italiani si fanno il proprio codice à la carte ”. In tante situazioni sociali, la reazione del sistema alla richiesta del cittadino é, troppo spesso, imprevedibile.  Quando non nulla. L’ inaffidabilità sociale italiana é in aumento, ormai.

La mia valutazione: se le nostre regole fossero scritte come in Francia, chiare, precise, indiscutibili, metalliche, una sola interpretazione, allora gli Italiani forse le seguirebbero. Ma per poter arrivare a tanto, parecchie condizioni sarebbero necessarie. La prima: condannare ed estirpare il doppio linguaggio e doppio scenario ( in pratica, avvicinarsi all’ Europa ). I quali sono una delle tante fonti dell’ inaffidabilità sociale odierna. Occorrerebbe imparare che c’ é una sola verità. E anche una sola giustizia. Sarà possibile? Per ora no, bisognerebbe, io credo, prima di eliminare la confusione. Il casino cioè. Ma non é la sola condizione, ce ne sono ben altre.

Se la società italiana potesse essere avviata alla chiarezza di espressione ( cristalclear ), ne avremmo alcune conseguenze. Anzitutto nella vita sociale diminuirebbero i contenziosi. Manderemmo qualche avvocato a spasso, ma forse disintaseremmo i corridoi dei palazzi di giustizia. Quei corridoi ove oggi ci vogliono i semafori. La gestione dei contratti, privati o pubblici, sarebbe meno costosa. L’ interesse privato in atti d’ ufficio, ora diffuso mi sembra, sarebbe meno facilitato. Potremmo persino immaginare che i funzionari pubblici diventino responsabili. Oggi non lo sono, con la regolamentazione e il codice che ci ritroviamo. Nel sistema fiscale poi, per fare un altro esempio, si potrebbe eliminare la specialità italiana del condono, annuale o semestrale. Nelle assemblee infine, di qualsiasi tipo, parlamentari o condominiali, sarebbe più facile concordare delle conclusioni e delle linee di azione.  Cioè fare come in Europa. Molto meglio che litigare.

Diverso il tessuto sociale francese?

In Francia, da tempo, lo stato é possente, efficiente e fornisce molteplici servizi di buona qualità al cittadino viziato ( in Italia non ci sogniamo cose simili ).

La qualità dei servizi francesi poggia su una buona base: l’ insalata di rigore, efficienza, selezione del merito, ricerca della verità oggettiva, serietà. Serietà non significa soltanto coerenza e impegno nelle attività economiche, ma anche nell’ applicazione della costituzione.

Quando lo stato é efficiente, serio, rigoroso, preciso e puntuale, la costituzione si può applicare nei riguardi di tutti i cittadini ( ci piacerebbe arrivare anche noi a tanto? ). Tutti quanti soddisfatti di vedere i propri diritti rispettati e applicati. Le sopraffazioni ci possono essere, ma non sono la regola. Ciò non vuol dire che non ci siano problemi. I problemi sono altri.

L’ “ échec scolaire ” é un problema nazionale. Da noi assurdità simili non succedono. La limitata capacità commerciale, la poca creatività, l’ insufficiente flessibilità, sono problemi citati dalla stampa francese. Ma sembra che, in questi ultimi campi, si facciano progressi.

E il sistema d’ istruzione francese che fa cilecca da tutte le parti. Eppure, se s’ instaurasse una collaborazione tra Francesi e Italiani, sarebbe per noi facile mostrare cosa é e come funziona una pedagogia quasi moderna. Come fare per avere anche in Francia più capacità commerciali.

Un sogno

Ancora un esempio delle conseguenze della chiarezza, del re inserzione dei Valori spariti in Italia. Forse sarebbe scoraggiata l’ approssimazione, oggi troppo diffusa. Inoltre non avremmo più il primato europeo dei giorni di sciopero.  Ma, sopratutto si potrebbe dire agli Italiani: le regole ora sono chiare, seguitele. Si potrebbe allora cominciare con la severità, buttando dalla finestra l’ impunità garantita.

La società italiana potrebbe divenire affidabile. L’ economia ne guadagnerebbe.

E solo un sogno, o potrà essere realtà?

Io credo che dipenda dalla maturità di una società. Nel senso che una società matura e responsabile sa rinnovarsi ( anche per divenire europea ).

Riletterci su?

Italiani e Francesi, popoli cugini. Fratelli, non direi, siamo agli opposti. E se collaborassimo in qualche settore?

La mia conclusione

Una collaborazione ben organizzata tra Italiani e Francesi potrebbe dare buoni risultati in Italia, in termini di miglioramento delle efficienze, che hanno un impatto sulle economie. Ai Francesi potremmo mostrare ciò che sappiamo fare meglio. Ma, prima di pensarci, sarebbe necessaria una riflessione sugli inconvenienti specifici dell’ attuale società italiana, sulle loro cause ( per cui sono disponibile come relator ).

La domanda più appropriata mi sembra: la società italiana é responsabile per capire l’ esigenza di una riflessione urgente, oppure é rassegnata alle attuali prospettive, che sono molto misere? E rassegnata all’ espansione dei souks nazionali o cerca la trasparenza dei mercati europei?

Perché non  attira l’ attenzione dei media distratti l’ impatto della perdita di efficienza ( gli sprechi cioè ) del sistema Italia sui conti pubblici e sulla competitività? Non fa paura il rischio Argentina? O ci sono poteri nascosti che preferiscono lo sbando, il disastro?

FONTE: Ulrico REALI  –  email: ulrich33@orange.fr