Autore:Redazione

Il 17 giugno scade il termine per pagare la prima rata di Imu Tasi 2019. Quest’anno la manovra ha deciso lo sblocco delle aliquote per le tasse sulla casa, vediamo cosa cambia.

In realtà, sinora sono pochi i Comuni che hanno deciso di modificare le aliquote per l’ anno in corso. Anche se, va sottolineato, per cambiare, in previsione della seconda rata di dicembre, c’ è tempo fino a ottobre. Probabilmente, complici anche gli appuntamenti alle urne per rinnovare le amministrazioni locali, si è preferito evitare rincari a ridosso delle elezioni.

Questo anche perché, per legge, la prima rata dell’ Imu è pari al 50% dell’imposta calcolata in base alle aliquote (  e alle detrazioni  ) relative ai 12 mesi dell’anno precedente. Eventuali rincari decisi dai Comuni per quest’anno, perciò, si faranno sentire sulle tasche dei contribuenti solo in occasione del saldo di dicembre.

Le aliquote modificate con lo sblocco 2019, invece, potrebbero essere introdotte già a partire del 17 giugno nel caso in cui il Comune – anziché un rincaro – abbia previsto uno sconto. Oppure quando l’aumento è di pochi euro e il proprietario vuole evitare di rifare i conteggi con il conguaglio in occasione della seconda rata.

Gli aumenti dell’ Imu riguardano in genere tipologie di immobili particolari o utilizzi specifici, che beneficiavano di un regime di favore. Ad esempio, a Pordenone arriva al 10,6 per mille il prelievo sui negozi sfitti (  categoria C/1  ) nel centro cittadino. A La Spezia cresce dal 9,6 al 10,6 l’ aliquota sui centri commerciali (  D/8  ).

Torino passa dal 7,6 al 10,6 per mille l’ Imu sulle abitazioni concesse dal proprietario in uso gratuito ai parenti; sale al 10,6 per mille anche il prelievo sulle case affittate a canone libero per le quali il locatore aveva concesso uno sconto all’ inquilino.

Sempre a Torino, spinta dalle difficoltà del bilancio cittadino, cresce l’Imu sulle case affittate a canone concordato (  dal 5,75 al 7,08 per mille  ). Scelta analoga a La Spezia (  dal 4,6 al 6 per mille  ), espressamente motivata dalla volontà di riassorbire lo sconto statale del 25% varato nel 2016.

Di segno opposto la decisione di altre città: limano l’ aliquota Firenze (  dal 7,6 al 5,7 per mille  ), Grosseto (  dall’ 8,6 all’ 8  ) e Pavia (  dal 10,6 al 9,6  ). Nessun cambio, invece, per RomaMilanoBolognaNapoliBari Palermo tra le città principali non hanno ritoccato le aliquote in vigore lo scorso anno.

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