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Riepilogo della volta precedente

La Bibbia riporta 600 riferimenti riguardanti collera, ira, furore, indignazione, rabbia.

Un terzo di questi riferimenti parla della collera dell’uomo; due terzi della collera di Dio. La collera di cui ci parla la Bibbia può essere di due tipi: buona o cattiva

La collera buona: è l’ espressione normale, giusta e salutare dell’ ingiustizia.

Ad esempio:

  • la collera che Dio prova di fronte ai peccati degli uomini (  Efesini 2: 3  );
  • l’ indignazione di Gesù verso i Farisei, in merito all’ indurimento del loro cuore dopo una guarigione in giorno di sabato (  Marco 3: 5  )

La collera cattiva: è la collera violenta, aggressiva.

E’ il caso di Erode che, preso da una grande collera, manda ad uccidere i neonati giudei di Betlemme (Matteo 2: 16).

Dunque la Bibbia non dice di non avere la collera, ma di saperla gestire.

Un testo, che rappresenta un valido riferimento per l’ indicazione della collera cattiva, è il seguente: “  Il sole non tramonti sopra la vostra ira  ” (  Efesini 4: 26).

Si tratta della collera che cova (  quella che non è espressa  ).

Un altro testo importante è il seguente: “  Padri, non irritate i vostri figli   ” (  Efesini 6: 4  ).

La collera verso i genitori

Per giustificare l’ interdizione a poter provare dell’ira molti genitori si avvalgono del seguente testo biblico: “  Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà  ”. (  Esodo 20: 21  ) .

Si è spesso confuso il concetto di ‘ onorare il padre e la madre ’ con il venerarli.

Il termine ‘ onorare ’ (  Kabèd  ) significa: “  dare del peso  ”. L’ onore indica, quindi, il valore reale di qualcosa, stimato con il suo vero peso. Il rispetto è il “  peso accordato  ”.

Dunque “  onorare il padre e la madre  ” significa riconoscere il giusto peso all’ educazione ricevuta; cioè fare una valutazione critica e riconoscere ciò che è stato buono, meno buono, perfino del tutto cattivo.

Il diritto di inventario

La conseguenza (  coerente  ) di quanto appena detto è quella per cui i genitori devono riconoscere ai figli il diritto di inventario su ciò che hanno da loro ricevuto.

Quando questo non viene riconosciuto si costruisce quello che è definibile come il “  complesso di Noè  ”, ovvero la proibizione – da parte dei genitori nei confronti dei propri figli – di “  farsi mettere a nudo  ” da loro; ovvero di impedire di dare uno sguardo a ciò che i genitori hanno trasmesso ai figli e al modo in cui è stato fatto; sviluppando, così, il tabù del diritto di inventario. Questo divieto si accompagna alla minaccia che se qualcuno guarda i genitori e li vede ‘ nudi ’, la maledizione cadrà su di lui. In altre parole, impedire il diritto d’ inventario significa ostacolare uno sguardo critico, cioè una valutazione positiva o negativa, su ciò che si è ricevuto dai propri genitori, sia in bene sia in male.

Enzo Maniàci (  educatore e Counselor cristiano Cell.: 340 / 3094547  )

DA:  Riccardo Ferrari

BUONGIORNO FERNANDO, PER IL TUO COMPLEANNO . . . . . . .

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