RUSSIA

DI: Nunzio Miccoli 

Sembra che le relazioni tra Russa e Cina stiano peggiorando, mentre la diffidenza di Mosca verso la Cina aumenta; Mosca, con una Russia asiatica spopolata, teme la crescita del potere economico e militare della Cina, che l’ ha tagliata fuori dalla via terrestre della seta e penetra, via mare, nel Mediterraneo. La Russia, per contenere la Cina ha cercato, con un certo successo, di avvicinarsi all’ India, ma Giappone e Usa sono rimasti freddi.

Aldilà delle sanzioni americane e delle relazioni dell’ informazione, per migliorare le relazioni con gli Usa e l’ UE, Mosca, che teme di perdere il controllo dell’ Asia centrale, vorrebbe appianare le divergenze su Ucraina, Iran, Siria e Corea del Nord; al riguardo, esiste un dialogo segreto tra Usa e Russia. L’ Ue potrebbe avvicinarsi a Mosca, ma la Germania, con il cappello francese, vuole dominare l’ Europa, perciò potrebbe anche spingere a un accordo con la Cina, contro la Russia che si trova in mezzo; i venti di guerra sono solo sopiti. Non è un caso che la via della sete terrestre abbia tagliato fuori la Russia, preferendo passare per i Balcani.

Per Mosca sarebbe il caso, come fece con l’ Alaska ceduta agli Usa per timore dei britannici che controllavano il Canada, di fare un’ alleanza politica e militare con la Cina, cedendole metà della Russia asiatica, in cambio di un aiuto allo sviluppo dell’ altra metà rimasta nelle sue mani. Per favorire il suo sviluppo, la Russia potrebbe, disinnescando il problema ucraino, avvicinarsi di più all’ UE fornendole energia e materie prime e aprendo le porte all’ immigrazione, riducendo la relativa pressione sull’ UE e portando il paese a oltre a 10. milioni di chilometri quadrati, con 350 milioni di abitanti.

(  Per le notizie, fonte: Carlo Pelanda – startmag.it  ).

 

ITALIA

La stagnazione economica di UE e Italia è anche colpa della commissione europea, la quale, contrariata dalla mancata riduzione del deficit strutturale, cioè non temporaneo o dovuto alla congiuntura, del bilancio dello stato italiano, che doveva essere dello 0,8% nel 2019, dopo tante trattative, ha accettato un deficit di bilancio dello 2,04%, però destinato ad aumentare nel corso dell’ esercizio. Nel 2019, a causa della crisi economica che investe anche Usa e Germania, il Pil italiano non dovrebbe aumentare e, con la decrescita, si andrà verso la recessione.

Un accenno va fatto sull’allarmismo dell’informazione sui conti pubblici dello stato italiano, secondo Unimpresa e opposizione, nel 2018 il debito pubblico è aumentato di 71 miliardi di euro, contro i 35 dell’ anno precedente; però il fabbisogno complessivo della pubblica amministrazione si è ridotto da 62 miliardi di euro a 42. Secondo la Banca d’ Italia, il debito pubblico sarebbe passato da 2.263 miliardi di euro a 2.317, con aumento di 54 miliardi, ma, con le disponibilità liquide di tesoreria om cassa, passate da 7 miliardi di euro a 32 miliardi, in realtà, il debito pubblico è passato da 2.317 miliardi di euro a 2.357.

Il maggiore debito di 40 miliardi è servito a elevare la scorta di cassa del Tesoro, per prevenire, comprando titoli di stato italiani, l’ incremento dell’ interesse da parte del Tesoro americano; per conseguenza, oggi il Tesoro ha 75 miliardi di euro di scorta, superiori al deficit di bilancio previsto per il 2019. E’ una conseguenza delle alchimie della contabilità pubblica. Il Fiscal Compact prevedeva che, in condizioni di economiche avverse, per favorire la crescita, fosse concessa maggiore flessibilità al deficit, invece, la commissione europea ha chiesto ancora la riduzione del debito e del deficit strutturale.

Viste le protese di piazza e la recessione in arrivo, la Francia ha impegnato in bilancio altri 10 miliardi di euro, tra minori tasse e nuove spese, informando a posteriori la commissione europea e sforando nuovamente il 3% del deficit pubblico; il governo francese non teme gli ammonimenti della commissione europea e la procedura d’infrazione, perché nell’ UE esistono figli e figliastri e la Francia è sposata alla Germania che dirige nell’ ombra la commissione.

Alla vigilia della recessione, anche il Pil di Usa e Germania crescono poco, perciò, se l’ Italia sarà la prima a entrare nella recessione, nemmeno i corridori arrivano assieme al traguardo, quindi anche la Germania sta per entrare in recessione; tuttavia, il governo italiano, per non deprimere ulteriormente consumi e Pil, non è intenzionato, come ipotizza l’ opposizione, a varare una manovra di bilancio correttiva, con l’ aumento d’imposte. In passato, la politica economica di uno stato sovrano mirava a massimizzare crescita e occupazione, mantenendo in equilibrio i conti con l’ estero e contenendo salari e deficit di bilancio, per contrastare l’inflazione.

Oggi, con l’ Italia semisovrana o poco sovrana, la politica  economica è regolata dalla politica del bilancio pubblico voluta dalle direttive dell’ UE e dalla commissione europea, e da quella monetaria regolata dalla BCE che, per far ripartire l’economia reale, con il QE, ha aumentato la liquidità e vantaggio della speculazione finanziaria, ignorando che oggi la maggior parte della moneta in circolazione è attivata con i prestiti concessi dal sistema bancario, cioè dall’economia reale.

Dal 2008 al 2019, l’ Italia ha speso 800 miliardi di euro in interessi passivi sul debito  pubblico, oltre  le spese militari delle quali, poiché esistono spese fuori bilancio, non si conosce il preciso ammontare e gli Usa ne chiedono l’ aumento; la somma spesa per interessi è finita in mano al sistema finanziario ed ha preso la via dell’ estero. Visti i salari più bassi dei paesi emergenti, c’ è chi, come gli industriali, per consolarsi, affermano che la disoccupazione è un freno positivo alla crescita interna dei salari, che si è voluta contenere in Usa, Germania, Italia e Francia. Visti i risultati di questa politica economica, secondo il parere della Banca di Francia, la BCE e la commissione europea non sono attrezzate per affrontare una nuova crisi economica sistemica, dopo quella del 2008.

( Per le notizie, fonte: Guido Salerno Aletta – startmag.it  ).

 

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Storicamente, la lotta al capitalismo si è concretizzata nella lotta al latifondo, nella richiesta dell’ abolizione della proprietà privata e nella ridistribuzione della ricchezza; però, nessuno contesta più la proprietà della casa o di un pezzo di terra per i bisogni della famiglia, però bisognerebbe riservare la proprietà della terra a chi la lavora, anche con la successione. Le multinazionali, per non favorire l’ impoverimento di paesi industriali, non devono essere premiate sul piano fiscale, ma devono essere penalizzate; per favorire l’azionariato popolare, le partecipazioni azionarie non devono pagare maggiori imposte rispetto alle obbligazioni pubbliche o private.

Poiché abbiamo appurato che a volte le obbligazioni possono essere più rischiose delle azioni, lo stato non deve disincentivare la partecipazione al capitale dei lavoratori, soprattutto nelle imprese in cui lavorano; perciò, nelle società per azioni dovrebbe essere tassato solo l’utile a bilancio e non le azioni. Invece i possessori di grande capitale in partecipazione dovrebbero pagare un’imposta patrimoniale annuale e una di successione.

In tal modo i lavoratori, con risparmio, eredità e liquidazioni, accederebbero alla proprietà di aziende in cui lavorano; con le piccole banche, artigiani e lavoratori non hanno mai raggiunto effettivamente questo obiettivo. Lo stato dovrebbe anche dotarsi di procedure per assegnare ai lavoratori, anche con incentivi pubblici, la proprietà di aziende in liquidazione, impedendo la chiusura di produzioni. I lavoratori conserverebbero il lavoro e potrebbero rilanciare imprese in perdita economica ma con dei clienti; da ricordare che le multinazionali, delocalizzando, chiudono imprese ancora attive.

EUROPA

In questi ultimi anni le autorità di vigilanza bancaria europee hanno concentrato l’ attenzione sui crediti deteriorati delle banche italiane, ma in precedenza c’ era stato scarso controllo sulle attività illegali e scorrette delle banche dell’ Europa settentrionale. Dal 2012 al 2018 le banche europee sono state multate di 14,3 miliardi di euro, per il 75% per opera delle autorità preposte americane, per riciclaggio, soprattutto di denaro russo, violazioni di sanzioni economiche e per scarso controllo nelle operazioni.

Sono state multate la banca olandese Ing, Deutsche Bank, Bnp Paribas, la banca danese Danske, la svedese Swedbank, la Nordea, la lettone Ablv, la Hsbc, la Commerzbank, la Rabobank, Standard Chartered e la Societé  Générale. La banca d’ Italia, a sua volta, ha bloccato le attività della banca olandese Ing e ha sanzionato la banca Ubi, per mancanza di collaborazione e scarsa trasparenza nelle segnalazioni.

Pnp Paribas ha ricevuto una multa di 8,9 miliardi di dollari per transazioni finanziarie illegali con Cuba, Iran e Sudan, tutti paesi soggetti a sanzioni americane. In alcuni casi, i supervisori hanno rinviato l’ apertura della procedura d’ infrazione, in cambio di futuri maggiori controlli e del rispetto della normativa. Una recente direttiva antiriciclaggio dell’ UE, con l’ intervento dell’ Autorità bancaria europea, ha potenziato i controlli sulle banche, perciò in futuro dovrebbero ridursi le sanzioni alle banche, per violazioni di norme.

(  Per le notizie, fonte: Francesco Ninfole – startmag.it  )

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La sospensione dal partito popolare europeo del partito del leader ungherese Orban, la posizione dei partiti sovranisti e antieuropei, la Brexit, l’allontanarsi dei membri della lega anseatica e dei partner orientali della Germania e l‘ ostilità di Usa Italia, hanno mandato in fibrillazione il partito CDU diretto dalla cancelliera Merkel, alla quale sta per succedere Annegret Kramp Karrenbauer, che vuole favorire la politica tedesca rispetto a quella europea.

Anche le relazioni tra Berlino e Parigi si raffreddano, perciò Macron non ha partecipato alla conferenza sulla sicurezza di Monaco, mentre Parigi appare più debole nei confronti di Madrid; perciò la Germania pare allontanarsi dall’ europeismo di Macron e il parlamento tedesco ha rifiutato la votazione congiunta con il parlamento francese, come previsto dagli accordi di Aquisgrana.

La Merkel aveva spostato il suo partito CDU verso socialdemocratici e verdi e aveva proposto di fare entrare in Germania altri milioni d’immigrati, ora la prossima cancelliera AKK guarda al partito di destra AfD, che probabilmente si affermerà nelle prossime elezioni regionali d’autunno in Brandeburgo, Sassonia e Turingia. Fra le altre cose, gli elettori attribuiscono l’aumento di affitti e del costo delle abitazioni all’afflusso d’immigrati.

L’ avversario di AKK è Wolfgang Schauble; mentre la CDU sta abbandonando sinistra ed europeismo, l’ SPD socialdemocratico della coalizione di governo sta abbandonando la svolta liberale e propone l’ aumento della spesa sociale e un reddito universale. Dopo le elezioni regionali d’autunno, tra i partiti della coalizione si aprirà il confronto sul contratto di governo e la Merkel lascerà la guida del governo.

(  Per le notizie, fonte: Carlo Bastasin – ilsole24ore.com  ).

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it;  viruslibertario@gmail.com.

 

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