EUROPA

In Europa continuano gli episodi di antisemitismo, come ho già detto, gli uomini sono tutti uguali, in ogni nazione ci sono belli e brutti, onesti e disonesti, stupidi e intelligenti, incontro negre che sono bellissime. L’ antisemitismo ha una matrice cattolica, nacque perché gli ebrei avevano rifiutato la conversione al cristianesimo e ne avevano contestato le basi dottrinarie e politiche, per rappresaglia, fu loro proibito di possedere la terra e perciò si dedicarono agli affari e alla finanza, anche in modo spregiudicato, come fanno, del resto, anche alcuni cristiani.

Divenne automatico, quando si attaccavano capitalisti o finanziari, ricordare che spesso erano capitalisti ebrei e finanzieri ebrei; perciò oggi sarebbe opportuno che i comuni cittadini ebrei si unissero ai cristiani nella condanna degli spregiudicati finanzieri ebrei. Cioè, gli ebrei non si dovrebbero limitare a condannare l’ antisemitismo, dovrebbero sforzarsi di essere migliori degli altri e dovrebbero condannare i cattivi ebrei; purtroppo però, sono divenuti conservatori in massa e perciò non riescono a fare questo passo.

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Grazie all’ art. 50 del trattato di Maastricht, attualmente si può uscire dall’ UE, ma non è prevista una procedura d’ uscita dall’ euro, come se fosse irrevocabile, la cosa però è teorica perché tutti i trattati sono stati gradualmente stracciati dagli stati; a causa dei saldi monetari debitori di alcuni paesi, previsti dai regolamenti contabili del Target2, ora la Germania, per evitare una sua perdita, propone una procedura d’ uscita. La Germania, che ha tanto guadagnato con l’ UE, ha detto anche che potrebbe farne a meno

In Germania, senza solidarietà, senza condivisione dei rischi e senza mettere in comune i debiti pubblici, il Pil cresce al 3% l‘ anno, ha una disoccupazione al 3,6% ed ha un surplus commerciale annuo di 300 miliardi di euro; il suo sviluppo è stato favorito dagli altri paesi, perché aveva tenuto fronte all’ imperialismo americano, inglese e francese. Attualmente, si può uscire dall’ euro solo uscendo dall’ UE, però, con trattati ad hoc, si potrebbe stare anche furori dell’ Unione con l’ euro o aderire solo al mercato comune senza euro.

Con l’introduzione del QE, invece di aumentare credito a famiglie e piccole imprese come promesso, sono aumentati i trasferimenti finanziari e le esportazioni di capitali, facendo aumentare i saldi debitori di Italia, Spagna e Portogallo, mentre il saldo a credito della Bundesbank ha raggiunto 913 miliardi di euro. Il regolamento contabile è fatto, tramite BCE, tra banche centrali, i crediti sono irrevocabili e inesigibili e sono remunerati al tasso minimo.

Questi saldi nascono da saldi commerciali, investimenti e disinvestimenti esteri, gli italiani non hanno solo debiti, ma hanno investito nell’eurozona 220 miliardi di euro; attualmente, le banche centrali sono succursali della BCE e, se l’ unione monetaria permane, non ci sono problemi, se però l’ Italia uscisse dall’ euro, dovrebbe pagare il suo debito risultante dal Targer2, pari a 440 miliardi di euro, ma solo se lo volesse volontariamente.

Questo credito la Germania non potrebbe pretenderlo perché è irrevocabile e senza scadenza, in caso di regolamento, non è nemmeno previsto se debba essere regolato in euro o in lire; le nazioni creditrici sono Germania, Olanda e Lussemburgo. La Germania vuole un’ uscita ordinata dall’ euro, naturalmente alle sue condizioni, cioè senza perdite per essa.

Vuole anche creare un Fondo Monetario Europeo e un ministro delle finanze dell’ eurozona, non vuole la mutualizzazione dei debiti, come fatto da Italia e Germania al tempo dell’ unità o con la riunificazione tedesca, con la quale, gli furono abbonati anche i debiti di guerra. All’ unione monetaria doveva seguire quella fiscale e quella politica federale, progetto ormai dimenticato, ora la Germania vuole un tipo di risoluzione europea, come quella adottata dopo la crisi greca del 2015, che vide l’ Italia contribuire a ripianare i suoi debiti verso le banche creditrici tedesche.

La Germania vuole ignorare che, nell’ essenza del capitalismo, commercio, credito e risparmio alimentano debito, finanza e strumenti monetari e non se ne esce fuori, avrebbe fatto meglio a puntare su un equilibrio commerciale rispettoso di tutti, come previsto dai trattati europei, che prevedono uno sforamento limitato, che invece non ha rispettato; è anche contraria al protezionismo, che punta al raggiungimento di questo equilibrio. Il Target2, con il commercio e l’acquisto di titoli, riflette anche la variazione dell’ indebitamento verso l’estero.

Con il QE, la posizione debitoria dell’ Italia è arrivata, ad aprile 2017, a 440 miliardi di euro, è cresciuta anche a causa della fuga di capitali o movimento di capitali verso l’ estero, per le quali le banche riscuotono l’ intermediazione, inoltre con la vendita di titoli di stato italiani da parte di non residenti, con gli investimenti esteri gestiti da banche e assicurazioni per i loro clienti italiani e con afflusso di risparmio nell’ eurosistema; anche se gli avanzi commerciali italiani, pari al 2,6% del Pil nel 2016, contribuiscono a variare il saldo a favore dell’ Italia.

Debiti e crediti sono denominati in euro e la BCE garantisce l’ irreversibilità dell’euro, il sistema è utilizzato da banche centrali e banche commerciali ed è regolato dalla BCE; attualmente, la Germania ha crediti per 913 miliardi di euro e l’ Italia debiti per oltre 440 miliardi di euro. La Germania considera un problema l’accumulo d passività, questa situazione è peggiorata dal 2012 con l’ introduzione del QE.

Oggi anche i titoli di stato domestici acquistati transitando attraverso l’ estero, i saldi diventerebbero esplosivi con l’ uscita dall’ euro, poiché la Germania non vuole onorare il debito degli altri; perciò corre ai ripari e ha chiesto all’ Italia, per uscire dall’ eurozona, anche garanzie in oro. Ne nascerebbe una reazione a effetto domino, perché tutti i paesi vorrebbero rientrare dei loro crediti.

Poiché i prestiti tra banche non sono più assistiti da garanzie in titoli, Target 2 riguarda commercio e compensazioni di pagamenti tra banche centrali dell’ eurozona, che hanno anche evitato il trasferimento di riserve valutarie; la sua variazione è la conseguenza di operazioni commerciali aggravate dalle speculazioni finanziarie delle banche che, nel periodo 2010-2015, durante la crisi, in  previsione dell’ uscita dell’ Italia dall’ euro, hanno acquistato titoli di stato tedeschi, facendo gonfiare il debito della Banca d’ Italia verso l’ eurosistema.

Perciò, anche con il QE, in Italia si è ridotta la liquidità che è aumentata in Germania, inizialmente contraria al QE, anche la bilancia commerciale italiana, pur essendo globalmente attiva, è in passivo con la Germania, con riflessi sul saldo. Fino a che si resta nell’ euro, il Target2 è una partita di giro ma, se si uscisse, la perdita sarebbe in capo alla Banca d’ Italia, che vedrebbe ridotte le sue riserve, in proporzione alla sua partecipazione alla BCE che è del 18%; ciò detto non in linea di diritto, perché non sono previste penalità per l’uscita.

L’ esposizione debitoria italiana di 440 miliardi nel Target2 deriva soprattutto da operazioni speculative e non da operazioni commerciali, il Target2 registra solo flussi monetari, in caso di uscita dall’ euro, il saldo negativo ricadrebbe eventualmente sulla Banca d’ Italia; questo saldo si è incrementato con il programma QE ed è un indicatore delle compensazioni di masse monetarie addebitate e accreditate.

(  Per e notizie, fonte: Marcello Minemma – Alberto Micalizzi – Fabio Lugano – sinistrainrete  ).

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L’ UE ha affermato che devono essere revocato gli aiuti fiscali concessi dal governo italiano ai terremotati dell’ Aquila perché sono aiuti di stato ed ha affermato che la Brexit comporta minori entrate per l’ UE, da ripianare da parte degli altri paesi, senza tener conto delle spese dell’ UE per la GB che, con le restituzioni finanziarie, erano superiori; poi si è detta disponibile a concedere maggiori aiuti ai nuovi paesi dell’ Europa orientale aderenti all’ Unione.

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it;   viruslibertario@gmail.com.

 

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