EUROPA

Nunzio Miccoli www.viruslibertario.it;   viruslibertario.@gmail.com.

L’ Olanda, che critica l’ elevato debito pubblico italiano, ha un elevato debito privato, delle famiglie e delle imprese, è un paradiso fiscale che vive parassitariamente sul prodotto e sui profitti di grandi imprese degli altri paesi europei ed è il primo esportatore di droghe sintetiche del mondo. In Italia esistono un grande risparmio privato, pochi debiti privati e un grande patrimonio immobiliare.

Previa blocco dell’ esportazione di capitali e profitti e costringendone il rientro, in Italia l’ imposta patrimoniale potrebbe servire a ridistribuire la ricchezza e a eliminare le imposte minori, riducendo anche la pressione tributaria.  Fino ad oggi, in Italia e in Europa, gli aiuti economici dello stato sono andati soprattutto a banche e grandi imprese e, ancora oggi, in Italia e Germania, sono previsti grandi aiuti per le banche.

Con quei soldi, in Italia le banche comprano altri BTP che, in contropartita, fanno aumentare il debito pubblico dello stato, mentre la Germania, con i suoi soldi e con quelli della BCE deve salvare le sue due maggiori banche, le quali sono in default con i derivati; infatti, le regole europee, grazie al supporto di lobby, politica e informazione, valgono per l’ Italia, ma non per la Germania.

Con l’ euro la Germania, lasciando autonomia agli stati in materia fiscale e scolastica, che avrebbero dovuto essere i primi punti del programma dell’ UE, ha progettato la conquista dell’ Europa, senza sparare un colpo di cannone; quando la BCE emette moneta, lo fa addebitando il Tesoro degli stati, le cui banche centrali sono sportelli della BCE, per i titoli di stato sottoscritti o comperati al mercato secondario con il QE o per le aperture di credito in c/c concesse.

Tra le sue passività rileva la moneta emessa che costituisce dei suoi certificati di debito cioè un debito perciò, se l’ Italia s’ indebita con il MES, la BCE rileva un credito nei suoi confronti e il Tesoro italiano rileva un altro debito nei confronti della BCE. Con la modifica del MES, pare che la BCE, in caso di violazioni dell’ Italia al trattato o inadempienze, possa chiedere all’ Italia il rimborso immediato, sembra un’ altra clausola usuraia, idonea a strozzare; la Germania è tenace e i dirigenti europeisti, l’ informazione mainstream e gli economisti di corte italiani o sono ignoranti o sono complici comprati.

Che magnifica invenzione che è la moneta, con le sue alchimie, moltiplica pani e pesci e riesce ad asservire paesi; se l’ Italia uscisse dall’euro e avesse una sua moneta, ne guadagnerebbe molto, invece, se la Germania perdesse l’ euro, che aiuta le sue esportazioni, ci rimetterebbe molto. In Europa dominano le lobby e in Italia il servilismo politico verso la Germania; Conte non doveva assecondare la Merkel, che ha sabotato eurobond, coronabond e recoverybond, preservando il potere di ricatto del MES sul bilancio dello stato italiano.

Comunque, il governo italiano pare che sia ancora a favore dei recoverybond e, viste le esperienze della Grecia, alla quale la Germania ci voleva accumunare nella sorte, pare  sia diffidente verso  il MES, per il quale la commissione europea, per i prestiti a tasso molto contenuto, esige sempre garanzie ma, per il momento, cioè a causa del virus, non chiede una sorveglianza rafforzata e concede un deficit di bilancio al 3%.

A causa della pandemia, pare che la commissione europea sia disposta a derogare temporaneamente dal trattato del MES, soprattutto in materia di sorveglianza e aggiustamento; tuttavia, i suoi attuali finanziamenti agevolati sono a destinazione specifica per il Covid–19 e i MES opera con un fondo di dotazione di tutti gli stati; però, occorre ricordare che l’ Italia, e probabilmente altri paesi, hanno spesso usato fondi a destinazione specifica per altri scopi; la Germania lo sa e forse potrebbe chiudere un occhio.

L’ 8/5/2020 l’ Eurogruppo ha approvato il nuovo MES, prevedendo, a favore degli stati dell’ eurozona, un fido per le spese necessarie per fronteggiare il coronavirus; i ministri economici hanno accettato la proposta della commissione, eliminando alcune condizioni, ogni paese godrà di un credito pari al 2% del suo Pil, per l’ Italia 36 miliardi di euro, al tasso annuo dello 0,1%, disponibile da giugno 2020  a dicembre 2022.

Cessata la disponibilità di fondi, le altre erogazioni seguiranno l’ articolo 14 del regolamento 472/2013, perciò la commissione potrebbe raccomandare misure correttive ai bilanci dei paesi debitori, cioè le condizioni più dure preesistenti. L’accesso al credito del MES potrebbe essere interpretato dai mercati come indice di debolezza degli stati che perciò diverrebbero obiettivo della speculazione internazionale; perciò M5S e destra italiana, anche con un interesse molto basso, sono ancora contrarie al MES e non si sa se l’ Italia e altri paesi utilizzeranno il credito.

Comunque, la commissione propone all’ eurogruppo un’attività di sorveglianza, ai sensi del regolamento MES 472/2013, invitando a una valutazione della stabilità finanziaria dell’ eurozona e alla sostenibilità del debito di ciascun paese; cioè, non contiene deroghe sostanziali al trattato.  Il regolamento suddetto prevede la richiesta d’ informazioni, prove di stress finanziario, verifiche e aggiustamenti finanziari, come la sorveglianza di cui all’ articolo 14 e l’apporto di correzioni al bilancio; il trattato del MES del 2012 contiene gli stessi meccanismi di monitoraggio, di valutazioni e altre misure correttive.

La commissione pretende una valutazione preliminare di sostenibilità perché il Covid-19, secondo essa, rappresenterebbe un rischio per la stabilità finanziaria dell’eurozona, inoltre vuole che, dopo il 2021, ci sia l’impegno a rafforzare, con degli aggiustamenti, i fondamentali economici e finanziari dell’ eurozona; in parole povere, checché ne dica la politica che non sa leggere, i condizionamenti, la sorveglianza e le garanzie permangono; anche gli interessi seppure ridotti, sono una condizione per i prestiti, che sono diversi dai finanziamenti a fondo perduto. La Germania è dura e vuole vincere e dominare sempre.

Perciò, nel 2022, cioè superata la pandemia, l’ Italia sarà sottoposta a una sorveglianza rafforzata e a una cura greca, a colpi di avanzo primario, che l’ Italia ha già ha applicato, poi forse verranno privatizzazioni e altre tasse; mentre rimarrà il paradiso fiscale Olanda, protetto dalla Germania, dove gli armatori greci, ma anche capitalisti italiani, esportano i loro capitali e i loro profitti; perciò i privilegi di questo paese sono tutelati, come il vecchio paradiso fiscale Svizzera che perciò fu rispettato e non invaso da Hitler.

In teoria, l’ Italia potrebbe accedere a questi prestiti se l’ interesse per la collocazione interna dei suoi titoli sono più alti o se non trova più compratori dei suoi titoli pubblici, cosa difficile se gli italiani continuano a comprarli, direttamente o attraverso il risparmio gestito delle banche italiane, all’ ultima asta dei Bot, che non rendono niente, la domanda è stata  cinque volte superiore all’offerta ed è accaduto anche per i BTP. Ad ogni modo, non bisogna confidare nelle dichiarazioni propagandistiche, a favore del MES, di politici italiani ed europei, comunque e fortunatamente, al momento pare che la commissione europea non voglia più ricorrere ai servigi della Troika.

Probabilmente però, superata la pandemia, con un debito pubblico aumentato, torneranno gli aggiustamenti di bilancio e l’ austerità di matrice europea. Purtroppo, i media e la politica italiana sono affollati di economisti filotedeschi e dall’ ignoranza; con l’ aiuto del denaro, il potere mediatico ha compresso l’ autostima degli italiani e ridimensionato l’ Italia, perciò la Germania, per conquistarla, tramite i suoi agenti premiati, ha potuto ricattarla continuamente.

Prima dell’ euro, in Italia la stretta creditizia delle banche, anche su indicazione europea, aveva già prodotto l’ austerità e la contrazione dei consumi, favorendo le esportazioni a scapito della domanda interna; invece in Olanda, sviluppando i consumi, si è favorita la maggiore crescita del reddito nazionale e l’ indebitamento privato a scapito del risparmio privato. Quando sinistra e francescani chiedevano la riduzione dei consumi, in pratica chiedevano la contrazione della domanda interna e del Pil, anche se i consumi, pubblici e privati, con l’ educazione, dovrebbero essere sempre morigerati e razionalizzati, sia da parte dello stato, che dei privati.

La contabilità del reddito nazionale, con il Pil, fornisce una graduatoria del reddito pro-capite dei paesi, tenendo a volte conto, grazie a delle stime, anche della loro struttura dei prezzi interni e del lavoro nero; di questi aspetti sì tiene nota, però ce ne sarebbe un altro. Un paese come la Germania che esporta molto più di quanto importa, contenendo i suoi consumi interni, acquista valuta per gli impieghi finanziari, gli investimenti e la speculazione all’ estero, ma sottrae beni alla domanda interna, riducendo il reddito pro-capite consumato, accade l’ opposto per quelli che importano più di quello che esportano.

In due famiglie con lo stesso reddito accade la stessa cosa, una può risparmiare di più e un’ altra, indebitandosi, può consumare di più. Anche di questo elemento, gli economisti di corte e dell’ informazione, di destra, di centro, di sinistra, laici e bigotti, dovrebbero tenere conto, ma preferiscono solo recitare la parte che i loro padroni hanno assegnato loro. Guai a mettersi contro i cattedratici, perché sono quelli che, contro le fake news, devono inculcare l’ opinione comune della gente, ricevendone, come compenso, dei privilegi.

Un alto dirigente della BCE ha affermato che bisogna ridurre le oscillazioni degli spread sui titoli di stato dei paesi dell’ UE, cosa in parte realizzatasi con il QE di Draghi, ma non ha detto che bisogna livellarli tutti, né che bisogna abolirli; per l’ Italia potrebbe anche significare che, secondo la sua opinione, il suo spread dovrebbe rimanere fisso al suo livello massimo raggiunto, con implicazioni negative per i suoi interessi passivi e per il suo debito pubblico complessivo.

In Italia lo spread è arrivato a 238 punti base che, secondo i professori europeisti, potrebbe raddoppiare se non avessimo la protezione delle BCE di Francoforte, che assicura acquisti quotidiani di Btp, che però hanno un loro rendimento, in parte, grazie alle alchimie della finanza, retrocesso all’ Italia. A marzo la BCE ha approvato un piano per la pandemia grazie al quale sta comprando Btp, a ritmi doppi rispetto a quelli previsti dalle quote massime stabilite per ciascun Paese dell’ Eurozona.

A.la.t.Ha.La Corte di giustizia europea, temendo che il programma di acquisto possa violare il  diritto dell’ Ue, soprattutto relativamente al divieto di monetizzazione e finanziamento dei deficit pubblici, e violare il mandato stesso conferito alla Bce, aveva fatto le sue obiezioni; tuttavia, nel dicembre 2018 aveva  stabilito che il programma di acquisto era n linea con le leggi comunitarie e perciò, anche Bundesbank, con gli attivi valutari tedeschi, partecipava al programma di acquisto illimitato di titoli di stato di singoli Paesi della zona euro.

Se però la giustizia tedesca stabilisse che gli acquisti di titoli di Stato non sono conformi alla legge tedesca, proibirebbe alla Bundesbank di partecipare al programma, anche se, secondo le norme europee, è legalmente obbligata a seguire le decisioni della Bce; con il diritto, si può sempre spaccare un capello in quattro, naturalmente, nel senso della lunghezza.

Perciò la corte costituzionale tedesca ha fatto obiezioni sui QE di Draghi perché questo avrebbe violato i trattati sulla monetizzazione e sul finanziamento degli stati, facendo però eccezione per i coronavirus, che però non hanno ancore esplicato il loro effetto. BCE e corte di giustizia dell’ UE hanno comunque affermato che il diritto europeo è superiore a quello tedesco, mentre l’Italia, fin dall’ inizio, per amore illimitato verso l’Europa, che doveva colmare i nostri ritardi nelle riforme, ha subordinato il diritto italiano a quello dell’ Unione.

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Al momento dell’ armistizio italiano con gli alleati dell’ 8/9/1943, l’ Italia era fortemente in credito commerciale con la Germania, anche se regolato contrattualmente in clearing; nell’ accordo di pace di Parigi del 1947 l’ Italia pagò integralmente il suo debito di guerra e s’impegnò a non chiedere riparazioni di guerra alla Germania, ma avrebbero dovuto essere fatti salvi i debiti commerciali tedeschi pregressi. L’accordo di Londra del 1953, approvò il dimezzamento dei debiti della Germania.

La repubblica sociale italiana di Salò, su occupazione tedesca, sottopose l’ Italia a contributi per spese di occupazione e per le armi, sottoponendola ad alte contribuzioni mensili; i tedeschi s’ impossessarono dei risparmi dei deportati italiani e dall’ 8 settembre del 1943 pretesero sette miliardi di lire il mese, come contributo alle spese belliche.  Generalmente, sottoponevano a tassazione e requisizione tutti i paesi da loro occupati.

Poiché l’ ultimo bilancio dello stato unitario italiano era stato di 81 miliardi di lire e il Pil italiano era di 130 miliardi di lire, l’ Italia del nord doveva pagare alla Germania, come contributo di guerra, 84 miliardi di lire annue, più le spese d’occupazione. Con le lire i tedeschi facevano acquisti in Italia settentrionale, perciò crebbe l’inflazione, si armò il movimento partigiano e scioperanti delle fabbriche furono inviati nei campi di concentramento.

Crebbe l’ indebitamento del bilancio dello stato che Mussolini, prima delle guerre d’ Etiopia e di Spagna, aveva portato al pareggio; anche a causa delle distruzioni di guerra, si ridussero le entrate del 30% e aumentò debito pubblico e inflazione. Dopo aver subito la tassazione austriaca del Lombardo-Veneto, la repubblica di Salò conosceva quella tedesca, che era peggiore e oggi la repubblica filotedesca italiana è pronta a subire dalla Germania una sorte analoga, ma gli italiani sono in larga maggioranza, contrari; gli americani, con gli accordi di pace, sono stati molto più generosi con la Germania, ma forse dipende dal fatto che la Germania sa difendere meglio i suoi interessi.

(  Per le notizie, fonte: Franco Leaf – mittdolcino.com – G. Aly – Lo stato sociale di Hitler – Einaudi 2007  ).

 

 

Messina, per aiutare le imprese e indirettamente le banche creditrici, propone il rientro dei capitali con uno scudo fiscale più ampio, vorrebbe anche far ritornare in Italia le imprese italiane con sede all’ estero, colà collocate per risparmiare imposte, però anche banca Intese ha una sede in Lussemburgo. Ogni anno, in Italia si accantonano 26 miliardi di euro per TFR e perciò Messina vorrebbe dirottarli in titoli di stato esentasse o bond sociali.

Dal 2007 i lavoratori possono lasciarli in azienda o destinarli a previdenza complementare, remunerati all’ 1,5% e rivalutati al 75% dell’ inflazione, per le imprese con più di 50 dipendenti, questi soldi sono gestiti dall’ Inps e destinati per il 30% a finanziare lo stato, in entrambi i casi, fanno crescere l’ indebitamento pubblico. Messina non parla della bontà dell ’azionariato popolare, è assurdo accumunare piccoli azionisti, chiamati parco buoi, ai grandi capitalisti, il piccolo risparmiatore investe indifferentemente in bond pubblici e privati e in azioni, non fa differenze e guarda al rendimento; Messina non accenna al fatto che l’ inflazione, con il trasferimento di risorse dai risparmiatori e dai creditori ai debitori, riduce i debiti.

Con l’ inflazione i più danneggiati sono i lavoratori che però si possono tutelare con l’ indicizzazione dei salari, che in Italia è stata abolita nel 1992, anno di crisi per l’ economia italiana; Messina propone il lancio di titoli garantiti dagli immobili pubblici, però anche questi aumentano il debito pubblico e poi lo stato dovrebbe pagare un fitto sugli immobili da lui ceduti; del resto, i privati ipotecano la casa anche per finanziarsi.

Egli afferma che, oltre il risparmio privato, per rilanciare l’ economia, ci sono 150 miliardi di euro di fondi pubblici bloccati dalla burocrazia e destinati agli investimenti pubblici, altri 150 miliardi sono previsti, se vogliamo credere alle promesse dello stato, per la green economy, perciò non bisogna fare eccessivo affidamento sulla BCE. Afferma che il suo progetto per l’ Italia potrebbe abbassare lo spread, dice che la piccola e media impresa deve investire in ricerca e sviluppo, ma purtroppo manca spesso di mezzi economici, e deve accedere più facilmente al credito, che le banche spesso lesinano, perché, purtroppo, non conosce altre forme di finanziamento oltre le banche.

Invita a utilizzare i 36 miliardi di euro del MES per la pandemia; nel 2012 l’ OMT o QE di Draghi, con l’ acquisto illimitato di titoli di stato al mercato secondario, puntava anche a ridurre lo spread e ci riuscì anche nell’interesse dei bond pubblici tedeschi. Non bisogna farsi illusioni, stante così com’ è la UE, quando un paese come la Grecia non riesce più ad accedere al mercato, è sottoposta inevitabilmente al commissariamento, alla Troika, al risanamento del bilancio pubblico e alle privatizzazioni, però sembra che l’ Italia trovi ancora credito, con il Covid-19 può perderlo in parte, ma l’ UE si è offerta di aiutarla.

I social bond o obbligazioni sociali non sono una novità di Messina, sono stati già emessi, per miliardi di dollari, da alcuni paesi europei, dalla banca europea per gli investimenti e da organismi sovranazionali; le somme raccolte sono a destinazione specifica, soprattutto per la green economy e per la lotta contro gli effetti del Covid-19.

(  Fonte: Contropiano.org – sinistrainrete.info  ).

Nunzio Miccoli www.viruslibertario.it;   viruslibertario.@gmail.com.

 

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