Per Pil, numero di abitanti e di imprese, la Lombardia si collocherebbe tra i primi dieci Paesi  d’ Europa.
Logico quindi che i lombardi e i loro amministratori  premano per una maggiore presenza nel capoluogo di alcune funzioni ed attività, per rafforzarne il ruolo trainante in Europa. A cominciare della televisione pubblica. Il sindaco Giuseppe Sala ha recentemente chiesto ai dirigenti Rai di studiare soluzioni non solo di localizzazione fisica, ma anche in termini di contenuti, promettendo il supporto della città cui si aggiungerebbe quello della Regione.

Si era già parlato di spostare la sede del Tg2 a Milano, ma la proposta non aveva avuto seguito. Di recente i dirigenti Rai hanno assicurato un maggior peso di Milano nell’ informazione della Rai anche lavorando sulle strutture trasversali.
C’ è da sperare. Quello tra la Rai e il capoluogo lombardo è un rapporto di lunga data, che sta crescendo sempre di più. Nelle intenzioni, Milano nel giro di un ragionevole periodo di tempo, dovrebbe diventare un nuovo polo centrale per le attività della televisione pubblica.

Milita a favore anche la storia. Dal Centro di produzione di Milano  – uno dei 4 centri di produzione televisiva e radiofonica della Rai, insieme a Roma,  Torino e Napoli –  il 3 gennaio 1954, partirono le trasmissioni ufficiali della televisione di Stato.

Il centro di produzione di Corso Sempione entrò in funzione nel 1952,  concepito ancora prima della seconda guerra mondiale per la radio, ma poi riprogettato ed ampliato anche in funzione dell’ inizio del servizio televisivo.

Nel panorama televisivo italiano dei primi anni, Milano ebbe un ruolo dominante, rispetto agli altri centri di produzione di Roma e Torino. Nel 1954 negli studi televisivi di Milano lavoravano già circa 400 persone, e da corso Sempione e dalla Fiera partiva circa l’ 85% di tutti i programmi nazionali.

Presso la sede di Milano nel 1952 è nato il Telegiornale.  E in questa sede, precisamente presso lo studio TV3, sono stati girati i più grandi sceneggiati della televisione di Stato.

Se si vuole tener conto del significato politico del recente referendum sull’ autonomia, non c’ è bisogno di ipotizzare adeguamenti funzionali sul piano costituzionale.

Per rafforzare il ruolo del territorio lombardo basta trasferirvi alcune attività nazionali che a Milano troverebbero ottima collocazione.

di Achille Colombo Clerici

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Riccardo FERRARI – rikferrari@gmail.com –

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